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L’approccio europeo alle piccole e medie imprese

Puntare sempre di più su piccole e medie imprese è la direttiva europea. Lo dicono Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, e a suo modo, anche l’Italia.

 

A Parigi il ministro dell’Economia Pierre Moscovici ha annunciato una riforma del codice delle assicurazioni per consentire alle compagnie di elevare il tetto dei prestiti alle imprese fino al 5% del proprio patrimonio, e in più, sgravi fiscali, fondi dedicati alle Pmi nelle aree più disagiate, incubatori per le piccole imprese votate all’internazionalizzazione e vantaggi fiscali ai grandi gruppi che decidono di investire nelle piccole realtà. In Germania, una divisione della banca pubblica per lo sviluppo si occupa esclusivamente di Pmi, imprese individuali e start up. Si chiama Kfw, si finanzia collocando sul mercato bond garantiti dal governo e l’anno scorso ha concesso prestiti per 24,1 miliardi, consentendo al sistema bancario nel suo complesso di erogare alle Pmi crediti per 73,4 miliardi. In Spagna sono state già varate diverse novità, dalla riduzione del 15% dell’imposta sulle società per le nuove attività imprenditoriali, alla diminuzione del 20% dei rendimenti netti della dichiarazione dell’Irpef.

 

In Italia ci proviamo, e nel nostro piccolo qualcosa riusciamo anche a fare. Vi avevamo già parlato di Ice e Ministero dello Sviluppo Economico che hanno appena autorizzato la creazione di una una sorta di agevolazione formato carta servizi che dà diritto al 30% di sconto sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’agenzia a tutte le start-up innovative registrate.

 

Italia Startup, un’associazione no profit per nuove imprese italiane, ha siglato un accordo di partnership con SiamoSoci, il portale di Crowdfunding che permette alle aziende innovative di farsi trovare e finanziarie dagli investitori. Obiettivo? La creazione di un ecosistema trasparente che metta in comunicazione investitori e start-up.

 

Un’altra iniziativa è quella di Mps, Finanziaria Internazionale sgr e Confindustria, che si sono messe insieme e hanno lanciato il Fondo Minibond Pmi Italia, il primo fondo che investe in minibond sul mercato italiano a beneficio di quelle piccole e medie imprese che costituiscono il 68% del valore aggiunto e l’80% dell’occupazione nazionale. Le cedole saranno a tasso fisso, e il rendimento, si pensa, si attesterà intorno al 6-7% netto. Le iniziative non finiscono qui, e neanche un mese fa, Poste Italiane e Microsoft Italia hanno siglato un accordo per fornire servizi integrati innovativi rivolti a professionisti, Pmi e Pubblica amministrazione, un’intesa che mira a sostenere il processo di digitalizzazione del Paese.

 

Il tocco finale ce lo mette ancora una volta l’Europa, che qualche giorno fa ha previsto un piano di sovvenzioni per 100 milioni di euro a favore di circa 1.000 start-up per lo sviluppo di app e servizi digitali nel settore dei trasporti, della salute, dell’energia e dei media.

 

Si tratta di una nuova tornata di finanziamenti del partenariato pubblico-privato, i fondi verranno erogati attraverso 20 consorzi appartenenti all’ecosistema Internet, come acceleratori d’impresa, piattaforme di crowdfunding, società di capitale di rischio, spazi di co-working, organismi di finanziamento regionali, associazioni di Pmi e imprese tecnologiche.

 

I consorzi vincitori saranno selezionati in base alle modalità con cui intendono massimizzare l’impatto economico dei fondi nell’ecosistema Internet.

 

Insomma, tante iniziative per rilanciare un sistema Paese come quello italiano che per troppo tempo non si è accorto delle potenzialità delle sue Pmi, start-up e imprese innovative. La spinta europea c’è, le idee italiane anche: per la pratica, c’è un po’ più di speranza.

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