14giu

Lavoro, se i cervelli fuggono in campagna.

Mentre Roma diventa per un giorno capitale del lavoro con il vertice anti-disoccupazione coi ministri di Italia, Francia, Germania e Spagna, escono nuovi dati sui giovani italiani che fanno discutere.

Da una parte si conferma la tendenza a volersi mettere in proprio e l’interesse verso la campagna.

 

Secondo un sondaggio Coldiretti/Swg uscito oggi, infatti, il sogno nel cassetto dei giovani è infatti quello di avviare un agriturismo: lo dice il 38% del campione degli studenti intervistati. Pur di lavorare, però, il 34% dei giovani italiani farebbe il pony express, il 32% lo spazzino, il 31% l’operatore di call center. Tutto pur di non fare mestieri “classici” come  il dipendente di una multinazionale (28%) o l’impiegato in banca (26%). Circa un giovane su due ritiene inoltre che accetterebbe anche un salario di 500 euro pur di lavorare, e uno su tre un aumento delle ore di lavoro a parità di stipendio.

 

Soprattutto, la fiducia nel futuro è molto bassa.

 

Per la prima volta dal dopoguerra, infatti, il 61% dei giovani italiani pensa che in futuro la loro situazione economica sarà peggiore di quella dei propri genitori, il 17% la ritiene uguale e solo il 14% migliore, mentre il 9% non risponde.

 

Così il 59% degli studenti è pronto a espatriare perché non vede prospettive in Italia; lo pensa anche il 53% di chi è disoccupato e il 47% di chi ha già un lavoro ma evidentemente si ritiene insoddisfatto. In generale, il 73% dei giovani ritiene che l’Italia non possa offrire un futuro, contro il 20% che ha invece una visione positiva. In tutto questo, attenzione alle vie di fuga. Oggi infatti il quotidiano Die Welt in prima pagina col titolo “La Germania non riesce a trattenere i suoi migranti”. Secondo il giornale tedesco, il 60% degli italiani emigrati per lavoro in Germania, gran parte dei quali probabilmente cervelli in fuga, riesce a resistere solo un anno.

 

La via di fuga potrebbe non essere quella giusta, allora.

 

Il delegato nazionale della Coldiretti Vittorio Sangiorgio sottolinea come “in un Paese vecchio come l’Italia, dove la classe dirigente ha una età media di 58 anni, la prospettiva di abbandono del Paese evocata dalla maggioranza dei giovani italiani è una vera priorità, alla quale le istituzioni devono dare una risposta”. Secondo Sangiorgio , però, il dato di fiducia tra i giovani agricoltori sarebbe assolutamente in controtendenza: il 45% del campione ritiene che l’Italia possa offrire un futuro. Se così fosse, si confermerebbe il trend trainante dell’agricoltura, che già negli ultimi mesi si è dimostrata forza capace di tenere in piedi l’economia reale del paese.

 

 

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