24mar

Le banche “scoprono” le start-up, e decidono di investirci

Le banche hanno rotto l’incantesimo, le start-up vanno aiutate, l’innovazione anche.

 

Non si tratta dell’ennesima tendenza. Le banche, che nella tradizione italiana sono sempre state realtà più o meno ferme sulle loro posizioni, si sono svegliate. E allora partono i finanziamenti, speciali, e una ritrovata fiducia per tutto quello che è nuovo, impresa, e innovazione.

 

“Il mondo va così veloce che non possiamo pensare di fare innovazione basandoci solo sulle nostre strutture interne”, ha dichiarato Federico Ghizzoni, Ad di Unicredit, che ha appena lanciato lo StartLab, una piattaforma di servizi a supporto delle nuove imprese con un alto contenuto di innovazione.

 

Di cosa si tratta? Di una selezione di start-up, nei settori del Life science, Ict/web digital, Clean Tech e Innovative Made in Italy, offrendo percorsi di formazione, incubazione e relazioni con potenziali investitori. Il progetto di Unicredit non si ferma qui, farà anche il suo lavoro ‘di banca’, finanziando le nuove imprese con prestiti da 25 a 250mila euro che, dopo due anni, potranno essere convertiti in quote della società.

 

“Tra i nostri competitor non ci sono più solo le banche ma anche operatori non bancari – continua Ghizzoni – diventati player importanti sfruttando le potenzialità del digitale.”

 

Il problema è che fino ad oggi le banche, le opportunità digitali, non le hanno sfruttate appieno. Adesso vogliono recuperare il tempo perduto. Per questo diventa necessario connettersi con il mondo dell’innovazione. Per questo lo scorso febbraio, Unicredit ha partecipato all’Hackbank, il primo hackathon del settore bancario organizzato da H-Farm. Obiettivo: acquisire innovazione ma anche competenze, accogliendo in azienda gli sviluppatori più abili e intraprendenti.

 

L’onda è partita , se non altro per spirito di emulazione. All’interno dell’evento H-Farm si sono presentati anche Intesa San Paolo e Banca Ifis, con precisi obiettivi. “Un’occasione per farsi contaminare. Abbiamo voglia di innovazione a tutti i livelli e siamo alla continua ricerca di talenti da inserire nella nostra struttura”, ha spiegato Raffaele Zingone, responsabile Pianificazione Strategica di Ifis. “Cerchiamo nuove soluzioni per il nostro business”, dice da parte sua Danilo Guenza, responsabile del coordinamento comunicazione internazionale di Intesa San Paolo, che è uno dei soci di H-Farm. “Abbiamo intenzione di portare il modello dell’hackathon all’interno della nostra piattaforma dedicata alle start-up, Startup Initiative”.

 

VenetoBanca ha appena messo sul piatto 2,5 milioni di euro per l’imprenditoria digitale e lo fa affiancando l’incubatore H-Farm. L’istituto è il primo a utilizzare la procedura semplificata di accesso alla garanzia prevista da Mise per le startup per aggirare le abituali logiche del credito bancario.

 

CheBanca! ha appena lanciato un contest per quattro start-up con il Politecnico di Milano e Polihub, mettendo in palio 25mila euro e 12 mesi di incubazione. “Siamo una ex start-up, visto che siamo nati sei anni fa – ha spiegato il direttore generale Roberto Ferrari -, e la nostra mission è rinnovare il retail bancario italiano. Per questo sosteniamo l’innovazione: serve a noi e conviene al sistema.”

 

Le banche ci sono, l’innovazione anche. Ora vedremo cosa succederà.

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