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Le regole elastiche delle start-up di Orellana

Luis Alberto Orellana è un senatore del Gruppo Misto, è stato un 5 Stelle, ed è il primo firmatario di una serie di emendamenti che parlano di impresa ma soprattutto di start-up. Estendere le regole alle imprese con sede in Europa, allungarne la vita e modificare l’equity crowdfunding, questi gli obiettivi.

 

“Vogliamo contribuire a qualificare il Decreto crescita 2.0 voluto dal governo Monti con il quale per la prima volta è stata data regolamentazione alle start-up innovative.”

 

In quasi due anni – ha spiegato Orellana – non è stato fatto molto, “sia in termini numerici, sia sul fronte dell’equity crowdfunding, che ancora stenta a decollare. Per questo serve qualcosa in più.”

 

Di questo, in Parlamento, si è parlato in occasione del dibattito sul decreto legge 91 sulla competitività, un decreto definito dallo stesso Orellana “eterogeneo”, perché prevede una serie di disposizioni molte diverse tra loro tra cui il “rilancio e lo sviluppo delle imprese.”

 

Per questo i firmatari degli emendamenti – non solo Orellana, ma anche De Petris (Sel), e Campanella, Battista, Bocchino, Bencini e Mussini (tutti ex 5 Stelle) – ne hanno approfittato, proponendo di riscrivere alcune parti del decreto 18 ottobre 2012 n. 179, considerando start-up innovative, oltre a quelle con sede in Italia, anche le residenti “in uno degli Stati Membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia.”

 

L’attuale definizione di start-up innovativa è troppo stringente.” Queste imprese,  hanno spiegato i firmatari, partono lente (spesso), “e per un periodo iniziale anche abbastanza lungo ci sono solo spese.”

 

Per questo la proposta prevede anche l’estensione del periodo entro cui una start-up innovativa può essere ancora considerata una start-up da 4 a 5 anni. Il mercato è complesso, come lo sono i tempi e i modo, e dare spazio a un’idea in modo tale che respiri e cresca, non è una bruttissima idea.

 

Per il resto il testo è così, con l’aggiunta in fondo di una voce particolare per l’equity crowdfunding. Per il momento la legge prevede che la raccolta fondi sia organizzata da gestori specializzati. Invece Orellana vorrebbe che il regolamento estendesse l’accesso anche agli organismi “di investimento collettivo del risparmio e alle società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative.” 

 

Questo perché, conclude il senatore, “bisogna far partire seriamente il crowdfunding in Italia, all’estero c’è più fermento.”

 

Gli emendamenti adesso passeranno al vaglio della decima commissione del Senato (industria, commercio, turismo ed energia) e della tredicesima (ambiente). Poi, come tutti gli altri, andranno al vaglio della commissione quinta (bilancio). Alla fine ci sarà il voto dell’aula, e a quel punto, se i senatori daranno il via libera, il decreto passerà alla Camera per l’approvazione definitiva. Ci vorrà un po’, ma chissà.

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