04nov

L’Europa e le sue previsioni (economiche) d’autunno

L’UE ha rilasciato le stime previsionali d’autunno. Si tratta di fatto di pagelle che riportano lo stato dell’economia nei paesi dell’unione e che raccontano un’Europa, e un’Italia, ancora in difficoltà ma con prospettive di crescita. Partiamo dal generale per passare al particolare. La Commissione europea pronostica una crescita debole per l’Europa (intesa sia come UE sia come zona Euro). Nel 2014 la crescita del PIL reale non dovrebbe superare l’1,3% che, però, si stima crescerà leggermente (0,2%) nel 2015.

 

Quindi le riforme, e i progetti di ristrutturazione economia, adottati, sono quelli giusti ma non sono (abbastanza) efficaci.

 

Sembra di sì, o almeno questa è l’opinione del Vicepresidente della Commissione europea, Jyrki Katainen che ha dichiarato: “La situazione economica e dell’occupazione non sta migliorando con sufficiente rapidità.” 

 

Secondo Katainen la soluzione è di stimolare gli investimenti, che sono “il perno della ripresa economica”. Come? Proponendo un piano d’investimenti di 300 miliardi di euro.

 

Per quanto riguarda l’Italia il discorso è analogo. Il PIL, che nel 2014 ha segnato una contrazione, crescerà di un modesto 0,4%. Le cause sono sempre le stesse che si ripetono dallo scoppio della crisi: difficoltà di circolazione del credito, mercato finanziario poco propenso al rischio e una preoccupazione generalizzata che limita i consumi dei privati, vedi gli episodi registrati di deflazione. 

 

La conseguenza è un livello di disoccupazione a livelli altissimi, ma che non dovrebbe aumentare.

 

Le buone notizie sono che rimarremo dentro il limite del 3% del deficit, rispettando gli accordi presi, e che il debito pubblico diminuirà (da 133,7 a 133,2 per raggiungere 132,7 nel 2016). Leggendo questi dati, bisogna tenere presente che sono stati adottati nuovi sistemi di calcolo, ESA2010, che modificano il conteggio delle passività in previsione di raggiungere il pareggio di bilancio del 2016. 

 

Insomma, ci sono un po’ di luci, ma ancora tante ombre, e la speranza è che le riforme strutturali che l’Europa, e i paesi membri, sono decisi ad adottare, riescano a rimediare. 

Scritto da Redazione il 4 novembre 2014

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