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L’Europa preferisce il verde, meglio se innovativo

Partiamo da un dato: il primo fattore di competitività di un’impresa risiede nella disponibilità delle sue risorse, 20% per il costo del lavoro, 40% le materie prime.

 

Imparare a gestire questi numeri può significare la salvezza o il fallimento di un’azienda, di una start-up o di una PMI, quello che volete, le cose non cambiano. La stessa cosa devono averla pensata anche a Bruxelles, quando lo scorso 2 luglio la Commissione ha lanciato il Piano d’Azione Verde (PAV), un progetto per aiutare le PMI europee a gestire in maniera proficua le risorse naturali e ridurre sensibilmente le emissioni di carbonio.

 

Una scelta verde, ma decisamente non fine a se stessa, perché se realizzata, porterebbe all’industria europea un risparmio di 630 miliardi di euro l’anno.

 

L’uso più efficiente delle risorse è una componente essenziale della strategia europea da qui al 2020 per favorire la crescita e l’occupazione nei prossimi dieci anni. Tale strategia intende promuovere una crescita economica che sia intelligente (basata sulla conoscenza e l’innovazione), sostenibile (una crescita verde è più sostenibile nel lungo periodo) e inclusiva (un tasso elevato di occupazione crea una maggiore coesione sociale e territoriale).

 

Del passaggio di know how da istituzioni a imprese si occuperà il Centro di Eccellenza Europeo, realizzando su misura un prospetto conveniente tra costi e benefici. Grazie ai fondi della Banca Europea, le PMI che vorranno partecipare al programma PAV avranno accesso ai finanziamenti privati di efficienza energetica (PF4EE) e a un piano per favorire attività di cooperazione, soprattutto negli ambiti del riutilizzo di materiali, prodotti e rifiuti.

 

L’idea europea è quella di promuovere una collaborazione intersettoriale, individuando esempi di soluzioni eco-innovative per offrire un’idea di economia circolare verde e innovativa.

 

L’Europa punta tutto sulle PMI. L’obiettivo è il “rinascimento industriale europeo”, un piano strategico per accrescere la quota di PIL dell’industria europea dal 15% al 20% entro il 2020. Ora resta da capire quali sono le azioni da mettere in campo per trasformare le sfide ambientali in opportunità d’impresa. Il PAV vuole essere il primo (grosso) passo in questa direzione.

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