01set

L’innovazione non va più in banca (o quasi)

Essere in grado di interpretare i segnali del mercato per capire qual è il miglior modo per investire i propri soldi è da sempre (e probabilmente per sempre sarà) il problema di un buon investitore. Mettiamo che questo imprenditore abbia a disposizione dei fondi e voglia ricavarci un profitto, magari investendo in un’impresa innovativa, è inevitabile che si ponga delle domande. ‘Dove Investo?’ ‘Come faccio a capire se l’impresa su cui voglio puntare avrà successo o no?’

 

Una risposta certa e sicura non c’è, ma forse (forse) darne una il più giusta possibile non è poi così difficile.

 

Secondo Larry Page, quarantunenne co-fondatore di Google, la cui ricchezza personale è stimata intorno ai 23 miliardi di dollari, basta rispondere a questa semplice domanda: il servizio che fornisce la start-up su cui voglio investire lo userò almeno una o due volte al giorno e renderà la mia vita migliore? 

 

Lo chiamano il “test dello spazzolino” e sembra rispondere a tutti i canoni di eccentricità e semplicità che ispirano gli imprenditori della Silicon Valley.

 

Certo, per Google, Facebook e Cisco (giusto per citarne alcune), lavorano pletore di analisti pronti a stilare proiezioni e analisi ben più approfondite del test dello spazzolino, ma la verità è che quella di Page è provocazione, e in quanto tale mostra un nuovo modo di pensare.

 

Questi colossi stanno diventando sempre più indipendenti dalle banche d’investimento, affidandosi a team interni che ridisegnano obiettivi e politiche d’investimento.

 

Donald Harrison, vice-presidente per lo sviluppo aziendale di Google, ha infatti dichiarato al New York Times che “le banche sono utili, ma non sono il punto centrale della discussione”. Una svolta radicale pare, confermata anche dalle cifre registrate da Dealogic e riportate dal Times. Nel 2014 il 69% delle acquisizioni tecnologiche è avvenuto senza l’intervento di istituzioni bancarie. Dieci anni fa, le stesse stime non superavano il 27%.

 

La ragione? Probabilmente la fine di un ciclo dovuto a un divario che, in questo momento, pare incolmabile. Da un lato, quello che i gruppi più tech e innovativi vogliono, e dall’altro quello che le banche d’affari offrono. Spesso (sempre di più) le due cose non coincidono, e allora succede che ognuno va per conto suo.

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