24giu

L’Italia delle invenzioni (poche) e delle innovazioni

L’Italia è un Paese di inventori? Tradizionalmente sì (si è sempre detto), ma a leggere i dati sui brevetti dell’Ufficio Brevetti Europeo, non sembra proprio. In classifica, in Europa, scivoliamo drasticamente all’undicesimo posto, a meno 2.7%, al contrario di quanto è avvenuto per Germania, Francia, Svizzera, Gran Bretagna e Olanda.

 

La classifica è dominata dagli Usa (24% di domande presentate), Giappone (20%), Germania (12%), Cina (8%), Corea del Sud (6%), Francia (5%), Svizzera e Olanda (3%),  poi Gran Bretagna e Svezia (attorno al 2%).

 

Il rischio è che l’Italia diventi terra di conquista di aziende estere, a discapito delle nostre piccole e medie imprese. E come rispondono le imprese? Dipende, ecco quanto è emerso dalla ricerca del Cna di Roma. “La predisposizione delle piccole imprese verso l’innovazione” ha individuato prima di tutto una lista delle criticità, composta da 25 fattori.

 

I problemi strutturali vanno dalla ridotta dimensione aziendale del tessuto imprenditoriale italiano, all’insufficiente domanda di servizi a causa di un’innovazione italiana legata più a design e creatività che non alla tecnologia.

 

Poi ci sono la perenne distanza tra Nord e Sud e l’invecchiamento demografico (secondi in Europa), con ricadute sull’età media dei titolari d’azienda e sulla diffusione delle nuove tecnologie. Poi ci sono i “mali italiani”: tipo l’iper-tassazione delle aziende, la burocrazia, i tempi, i finanziamenti (incerti), il clientelismo, il debito pubblico, la collaborazione (scarsa) tra pubblico e privato, e la reputazione, che non è la migliore d’Europa.

 

Poi certo, nello studio della Cna gli elementi di ottimismo per le piccole e medie imprese non mancano, purché si riesca a recuperare in fretta il tempo perduto. Crescono le spin-off universitarie, crescono i numeri delle imprese, e dei marchi, si affermano le start-up, e si pensa di più, confrontandosi spesso con gli esempi internazionali.

 

“In linea generale la gran parte dell’opinione pubblica e degli imprenditori è cosciente dell’importanza dell’innovazione quale sfida per il futuro”, sottolinea Giampiero Castellotti, coordinatore della ricerca.

 

“Le proposte delle piccole e medie imprese sono sempre più circoscritte: l’alleggerimento della pressione fiscale sulle aziende innovative, una leva pubblica che si aggiunga ai soldi dei privati.”

 

Perché la verità è che nel mondo il 55% della dotazione finanziaria dei fondi privati di venture capital arriva da fondi pubblici. Occorre mettere a disposizione delle imprese giovani e innovative i soldi necessari (e le strutture, e le risorse, e la possibilità) per accedere a incubatori, contamination lab, e strutture di formazione.

 

L’innovazione, e le invenzioni, sono indicate da tutti (pubblico, privato, imprenditori e non) come il percorso obbligato per rispondere alla crisi e per rilanciare la crescita, c’è poco da dire, questa è la direzione da prendere.

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