10mar

L’Italia è un Paese di innovatori moderati (anche troppo)

Settimana scorsa la Commissione Europea ha pubblicato un rapporto dedicato a quei Paesi che, in Europa, sanno innovare. Quello dell’innovazione è un tema sempre acceso, anche da noi, ma nonostante questo l’Italia, dal rapporto è risultata (ancora una volta) ‘indietro’, molto indietro. Secondo la Commissione infatti, siamo innovatori, sì, ma moderati, come Grecia e Ungheria.

 

Il rapporto ha identificato quattro gruppi di innovatori, uno, il primo, composto dai cosiddetti ‘paesi leader’ (come Finlandia e Germania), il secondo, quello dei paesi che ‘tengono il passo’ (come Austria e Francia), il terzo, dei paesi ‘moderati’ (e qui ci siamo noi, parte dell’Europa orientale e parte di quella meridionale) e i ultimo, il quarto, quello dei paesi in ritardo (in tutto tre: Bulgaria, Romania e Lettonia).

 

“Le differenze sul piano della resa innovativa tra gli stati sono ancora considerevoli” – ha commentato la Commissione.

 

Stando a quanto emerso, l’Europa è sempre più vicina a realtà innovative come Stati Uniti e Giappone, ma le differenze sul piano della resa effettiva restano considerevoli, riducendosi, nel tempo, con parecchia lentezza. Risultato? L’innovazione c’è, ma si fa attendere. Secondo un indicatore, la resa innovativa dell’Europa è pari a 0,630, quella di altri Paesi è migliore (Corea del Sud 0,740 e Stati Uniti 0,736).

 

In Italia, il problema, non è solo nazionale, ma anche regionale. Le ‘più brave’ sono Friuli, Emilia Romagna e Piemonte. Tutte le altre – Lombardia, Veneto e Lazio incluse – innovano, ma con moderazione. Chi riesce, riesce perché in grado di orientare i fondi, formare i giovani e programmare una strategia. I motivi di questo ritardo sono soprattutto economici, poi però, anche politici e culturali. Da un lato, c’è il debito pubblico, che limita il margine di manovra del bilancio negli investimenti nella ricerca, dall’altro, il clientelismo, un problema che incentiva la ‘famiglia’ favorendo l’innovazione.

 

“Maggiori investimenti da parte delle imprese, una forte domanda di soluzioni innovative europee e la riduzione degli ostacoli che si frappongono all’applicazione commerciale delle innovazioni sono la chiave della crescita.”

 

Abbiamo bisogno di imprese maggiormente innovative e di un contesto favorevole alla crescita al fine di portare efficacemente le innovazioni sui mercati”, questo, secondo il commissario all’industria Antonio Tajani, i nodi innovativi del sistema Italia.

 

“I risultati sul piano dell’innovazione sono migliorati nella maggior parte delle regioni europee (155 su 190).” Secondo la Commissione, per molti l’innovazione è progredita a un ritmo anche maggiore della media dell’UE, ma allo stesso tempo, “la resa innovativa è peggiorata in 35 regioni ripartite in 15 paesi. Per quattro regioni la resa è addirittura calata bruscamente, superando mediamente all’anno il -10%.

 

L’Italia non è al suo meglio, tuttavia qualche progresso l’ha fatto. Secondo la Commissione, la prestazione innovativa del sistema Paese è salita, almeno fino al 2012, “salvo far segnare un piccolo declino nel 2013.” La performance relativa rispetto alla media Ue, attualmente, è più bassa del 20 per cento. Quelli ‘bravi’ sono sempre loro, i leader europei, e cioè svedesi, danesi, tedeschi, finlandesi, quelli che nel futuro ci credono e ci investono, sul serio. Noi siamo lì, dietro, al passo, ma con moderazione.

 

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