28ago

L’Italia va a lezione di turismo 2.0

Oggi quasi nessuno intraprende un viaggio senza aver cercato un hotel su Trivago o aver buttato un occhio alle recensioni di TripAdvisor. I viaggiatori pre-viaggio perlustrano la rete alla ricerca delle informazioni disponibili, e siti, app e forum sono diventati il preludio d’obbligo alla maggior parte delle vacanze-tipo. Itinerari, visite, pernottamenti, giudizi, tutto è alla portata di tutti, è il turismo 2.0, il turismo che è cambiato. Cosa vuol dire? Be’, nuovi tipi di offerta, disponibilità, viaggiatori, e soprattutto, strategie di marketing di enti e operatori.

 

Nel mondo, il 54% delle prenotazioni di vacanze e servizi accessori (voli, alberghi, noleggi) avviene su Internet. In Italia, secondo l’ultimo report ISTAT, i vacanzieri optano per il mezzo Internet per il 37,4%.

 

Negli ultimi due anni l’aumento dei turisti DIY è stato del 3,1%. Dall’altra parte, le agenzie di viaggio se la passano male, e i vacanzieri che passano dalle loro scrivanie sono solo l’8,8%. Nel 2012, in Italia, l’e-commerce ha generato un giro d’affari di 21,1 miliardi di euro, attestando il turismo a un 24% di volumi complessivi.

 

Web, blog e social network si sono imposti sul turismo, e ovunque, la presenza di  piattaforme online dedicate al settore è diventata una vera e propria costante. Guide e recensioni più o meno personali sono disponibili ovunque, vengono create da e per gli utenti e compongono una rete di scelta e giudizio praticamente infinita. Le persone commentano, fotografano, riprendono e diffondono, e prima di tutto, si geolocalizzano. Così uno, in pratica, sa tutto, chi, come, dove e perché, prima ancora di averne davvero bisogno. Risultato? I contenuti pre-viaggio sono diventati i veri elementi di informazione e confronto per chi sta scegliendo cosa fare delle sue prossime vacanze, rendendo i turisti di oggi  più informati e più esigenti. Gli operatori lo stanno capendo, e imparano a muoversi, più o meno, di conseguenza.

 

Così, se nel resto del mondo colossi come Expedia o Booking.com fatturano cifre da sogno, l’Italia si trova a fare i conti con una rete di piccoli alberghi a bassa componente tecnologica. Risultato? Il turismo 2.0 in Italia non è alla portata di tutti, e gli albergatori, che hanno mantenuto la libertà di fissare a proprio piacimento le tariffe, si trovano ad affrontare prima di tutto due nuovi problemi: il channel management, che consiste nell’aggiornamento delle proprie tariffe sui portali convenzionati, e il revenue management, il boom delle tariffe dinamiche, con forbici di tre o quattro volte superiori alla cifra iniziale. Una camera può costare 1 euro un giorno e 200 quello successivo, e questo non solo per le date più quotate, ma anche sulla base del rapporto tra domanda e offerta.

 

Insomma, quello del turismo è un settore irrequieto, che deve fare i conti con utenti sempre più informati. E allora? Allora si studia, e si cerca di crescere. Un esempio? Levico Terme, 25 e 26 settembre 2013, una due giorni tra imprese e start-up turistiche per discutere di “Web e Turismo: nuove strategie e modelli di business per il settore dell’ospitalità”. L’estate è quasi finita, ma gli operatori non mollano il colpo, e per stare a galla puntano tutto sull’innovazione. Come? Facendo network.

 

Il programma dell’evento offre due giorni intensi, tra intenditori di web e new media, incontri tra professionisti dell’accoglienza e sviluppatori web, tavole rotonde con la regia di moderatori esperti, case history, business presentation e testimonianze di chi ha ottenuto risultati concreti dalla rivoluzione del web, in più, stand espositivi di web agency, software house e aziende che offrono soluzioni web e software per il settore dell’ospitalità. Volete partecipare? Non è difficile, basta andare sul sito E-Tourism LAB, lì potrete trovare informazioni e modalità di iscrizione. Il primo passo per sopravvivere al turismo 2.0, è imparare a farne parte.

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