17nov

L’Oscar del verde e i suoi giovani innovatori

Il lavoro c’è e non c’è, o meglio, c’è, ma trovarlo è difficile. Allora succede che 1) i giovani innovatori il lavoro se lo devono inventare, e 2) che nella Green Economy, e nelle sue derivazioni, questa ricerca va spesso a buon fine, e che è qui, in questo mercato, che la creatività delle start-up ha margine di crescita e innovazione.

 

È nella Green Economy che ci sono fondi e investimenti, e che le idee innovative creano reddito e occupazione.

 

Un esempio dei buoni risultati resi possibili dall’incontro fra giovani e Green Economy lo ha dato Coldiretti al salone ‘Il Made in Italy creativo che batte la crisi’, un momento di incontro, in cui i finalisti del premio per l’innovazione ‘Oscar Green’, hanno mostrato tutto il loro valore.

 

L’evento si è tenuto nella sede di Coldiretti a Roma alla presenza dei Ministri Martina e Giannini, del Presidente di Coldiretti Moncalvo, della delegata Giovani Gardoni e del presidente di Giovani Confindustria Gay. Ma quali sono le idee innovative premiate dagli Oscar Green?

 

Eccole: Domenico D’Ambrosio ha inventato la prima patatina al pane, Carlo Maria Recchia ha prodotto un nettare energizzante ricavato da una varietà di mais utilizzata dai guerrieri Maya. Matteo Castioni ha pensato di coltivare le mocroalghe delle specie Spiruline e Haematococcus, utilizzate nella cosmesi. Poi tutti gli altri, in Calabria, Tiziana Calabrese ha ricavato caramelle contadine da ribes, mirtilli, more, fragole e lamponi. In  Trentino, Daniela Devigli  ha riscoperto il potere energizzante della linfa della vite. E in Toscana Carlo Santarelli è riuscito a produrre un formaggio pecorino anticolesterolo.

 

L’Aran-C di Giuseppe Piccolo, i salumi trasparenti e tracciabili di Silvano Sonzogni o le fragole sostenibili di Guglielmo Stagno D’Alcontres, ma anche le arnie di Salvatore Sorbo, apicoltore.

 

Tanti esempi, produzioni locali, tipiche e di qualità, iniziative che generano reddito e lavoro. Gli innovatori, i nostri, non parlano di agricoltura a scopo industriale, e nemmeno di normative di mercato. Loro parlano di terra e prodotto. Le normative invece, quelle europee e internazionali, troppo spesso tendono a penalizzare le dimensioni artigianali di piccole e medie imprese, agricole e start-up, e questo nonostante il contenuto di qualità delle loro produzioni, e allora (a volte) è meglio non pensarci, e tirare dritto con la propria idea.

 

Perché l’Italia è soprattutto PMI, e le start-up rappresentano oggi una vera occasione di rinascita, un’occasione legata più che mai all’iniziativa dei giovani, e che (e questo è davvero importante) non può essere sacrificata alle logiche di mercato di Paesi dalle economie diverse dalla nostra.

Scritto da Redazione il 17 novembre 2014

Tags:
Leggi anche:

nessun tag assegnato