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Marche: l’innovazione c’è, la tutela meno

Le piccole e medie imprese marchigiane fanno scuola, e lo fanno su tutto il settore dell’innovazione e del dinamismo, soprattutto in materia di brevetti. 1.165 domande di brevetto europeo depositate a Bruxelles in dieci anni, un tasso di crescita medio annuo dell’8,7% contro una media nazionale dell’1,3%, 4.261 domande di brevetto protocollate in Italia, +1,1% l’anno tra il 2003 e il 2012, ecco i numeri delle Marche, non male no?

 

Lo stesso trend si registra anche per le domande di design europeo (6.357, +8,6%, nello stesso periodo) e italiano (932, +0,2% a fronte di un -1,7% di media delle regioni).

 

Bene no? Sì, ma non proprio, perché anche nelle Marche (come nel resto d’Italia), il mercato dei brevetti registra comunque una serie di criticità, in primis che l’inventiva e la tutela della proprietà intellettuale sono appannaggio di un piccolo gruppo di imprese eccellenti.

 

Solo il 19,6% delle imprese marchigiane innova e protegge le proprie idee.

 

“Dai questionari emerge che lo sviluppo del portafoglio brevettuale – spiega il prorettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori – avviene prevalentemente all’interno dell’azienda, con un limitatissimo ricorso allo sviluppo in outsourcing.”

 

Il problema (quello vero) nelle Marche come nel resto d’Italia, è che l’attitudine alla ‘chiusura’ esclude tutto un mercato di compravendite di licenze attive e passive che potrebbe portare un valore non indifferente al settore del manifatturiero e dei servizi. Perché? I motivi sono tanti, ma il primo (forse) è riconducibile alle buone e vecchie procedure burocratiche di registrazione, troppo difficili e specialistiche.

 

Accesso al credito, “business plan troppo spesso mediocri” e reti di aggregazione di impresa ancora insufficienti.

 

Ecco di cosa si parla quando si parla di criticità italiana sul fronte dei brevetti e delle imprese, e questo vale anche per una delle regioni più innovative come le Marche, in cui oltre l’80% delle Pmi – rileva la recente indagine del dipartimento di Management dell’Università Politecnica delle Marche – non possiede titoli di proprietà industriale. Chi brevetta appartiene in un caso su quattro al settore metalmeccanico, seguito da moda (16%), elettronica (16%), calzaturiero (10%) e legno-arredo (8%). Oltre la metà (56%) delle innovazioni made in Marche registrate a livello comunitario è relativa a marchi, il 29,3% sono brevetti da invenzione, il 19,5% brevetti per modelli di utilità, il 7,3% disegni e modelli.

 

E allora certo, è giusto prendere ad esempio le Marche, ma senza dimenticare che si può (e si deve) fare ancora meglio, magari guardando all’Europa.

Scritto da Redazione il 22 agosto 2014

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