22apr

Menlo Park sì, ma in cascina

Negli Stati Uniti ci sono i luoghi e le persone. Nelle strade di Cupertino, Menlo Park, o tutti gli altri, può capitare di incrociare (nel giorno giusto) gente come Steve Jobs, Jeff Bezos, Sergei Brin o Mark Zuckerberg, imprenditori, manager e professionisti che hanno creato (e continuano a farlo), e che in un modo o nell’altro hanno trovato il modo di dare peso al proprio valore d’impresa, cambiando le regole e gli standard del mercato in cui hanno deciso di operare.

 

Anche qui, in Italia, ci sono i luoghi e le persone, ma sono un po’ più appartati, e decisamente meno esposti al pubblico generalista. Quello italiano, è un tessuto d’impresa che si muove soprattutto a livello creativo, con pochi soldi, e senza quell’impatto sul pubblico che invece, gli addetti ai lavori, hanno nel momento in cui si trovano a visitare incubatori e acceleratori sparsi qua e là (che sì, abbiamo anche noi).

 

E allora succede che per trovare le sedi operative delle idee del domani occorre andare in provincia, tra cascine, spazi, trattorie e capannoni.

Ed è in questi luoghi che si incontrano le nostre persone, come Gian Luca Sghedoni, quarantasette anni, AD Kerakoll a Sassuolo, o Riccardo Donadon, uno dei pionieri dell’It italiano e creatore di H-Farm, la Silicon Valley del Veneto.

 

Nel 2013, quello di Sassuolo è risultato essere, con oltre 2 miliardi e mezzo di fatturato estero (in crescita) il quinto distretto italiano più aperto al mondo, più di quanto già non lo fosse nel 2008. Tra le imprese del distretto che non producono ceramiche, Mapei e Kerakoll, Squinzi e Sghedoni sono le realtà più grandi, consolidate, forti e globali. Dal 2007 Kerakoll è la prima green building company al mondo, con 350 milioni di euro di fatturato e un reparto R&D di un centinaio di ricercatori con un’età media di 34 anni. Secondo Sghedoni, la crisi, nella mente di un imprenditore, non dovrebbe esistere.

 

“Crisi o non crisi l’imprenditore dovrebbe concentrarsi soltanto sugli ambiti in cui può incidere. Sulla propria azienda, quindi, senza dare colpe o responsabilità ad altri.”

 

In Veneto invece c’è casa Donadon, H-Farm un progetto nato nel 2005 e che opera a livello internazionale in ambito Web, Digital e New Media, con il doppio ruolo di incubatore e investitore. L’ambizione (ovviamente) è quella di affermarsi come piccola Silicon Valley.

 

Silos, strutture in vetro e cascine incastonate tra l’acqua del fiume Sile e la pianura trevigiana.

 

Decine di giovani più o meno nerd che lavorano a start-up più o meno note come Shado, Log607, H-Care o Thounds. H-Farm è un incubatore e (soprattutto) un impasto di passato agricolo e futuro digitale, nel contesto di un piccolo parco tecnologico. L’azzardo di Donadon è quello di tentare questo percorso non da Palo Alto ma dall’Italia, un Paese in cui trovare soldi non è per niente facile, e in cui, ad esempio, “Zooppa ha vinto diversi premi senza ottenere nemmeno un centesimo di finanziamento in Italia.”

 

In tanti hanno provato a tirare le somme di una situazione (quella italiana) orientata al digitale. Matteo e Filippo Sarzana ed Eros Verderio, tutti e tre manager in società digitali di Milano, hanno sviluppato una mappa delle imprese innovative del nostro Paese. La mappa individua le diverse tipologie di start-up, aziende e compagnie, dalle Pmi alle realtà più solide e più affermate. La mappa è aperta ai contributi degli utenti per piazzare nuove imprese, investitori o spazi di coworking.

 

Quella dell’Italia, dei suoi protagonisti e dei suoi luoghi, è una rivoluzione, una rivoluzione fatta di stampanti tridimensionali, macchine a controllo numerico e innovativi software di programmazione open source che hanno decretato la fine delle economie di scala.

 

Peccato che la visione globale, qui da noi, ancora non c’è. L’immagine, quella di un sistema Paese organico e orientato alle imprese innovative del domani, è ancora sfocata. La verità è che realtà come Kerakoll, o H-Farm, ci stanno provando, e quello che fanno, ogni giorno, lavorando, è delineare i contorni di questa immagine. Gli italiani (lentamente) se ne stanno rendendo conto. La sfida è quella di 1) non perdere il passo, e 2) non perdere coscienza del peso che realtà come quella di Donadon e Sghedoni hanno, sia per gli italiani, che per l’Italia.

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