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Moratoria sui mutui, dalle banche finalmente una boccata d’ossigeno per le piccole imprese

Chi lo dice che le banche sono sempre sorde alle richieste delle imprese e che anzi spesso contribuiscono a determinare il fallimento di molte di esse? Per una volta possiamo con soddisfazione sottolineare che questo, che poi non è neanche tanto un luogo comune, risulta sfatato da una decisione dal tenore completamente diverso. L’Abi, l’Associazione bancaria italiana, l’organizzazione che riunisce tutti gli istituti di credito del nostro Paese, ha infatti deciso di tendere la mano alle piccole imprese in difficoltà offrendo loro un nuovo strumento di sostegno. E’ stato infatti prorogato il termine ultimo per presentare domanda per sospendere le rate di mutui, finanziamenti e leasing per un intero anno, e allungare prestiti immobiliari, anticipazioni bancarie, oltre che per ottenere finanziamenti finalizzati all’aumento di mezzi propri. Il termine ultimo per beneficiare di questo strumento, meglio noto come moratoria sui muti delle imprese, era stato infatti fissato in un primo momento al 31 dicembre del 2012.

Considerando però gli effetti nefasti che la pesante crisi economica che stiamo vivendo sta ancora avendo sulle nostre aziende, le banche hanno deciso di posticipare questo termine. La data ultima per ottenere dunque la moratoria dei propri debiti bancari, per le piccole imprese, è stata ora fissata al 31 marzo.

Tre mesi in più, che per molte realtà imprenditoriali, soprattutto piccole e micro-aziende sull’orlo del baratro, equivalgono proprio ad una boccata di ossigeno. E d’altronde i numeri finora registrati proprio sul fronte delle richieste di moratoria parlano chiaro, e non lasciano spazio a dubbi circa la drammaticità della situazione vissuta da migliaia di piccole aziende italiane alle prese con una crisi che non accenna a placarsi. Nei primi tre mesi di attivazione dello strumento della moratoria sono state infatti oltre 50mila le piccole imprese che hanno fatto richiesta di sospensione del pagamento delle rate dei propri muti. Il tutto per un totale di circa 17,3 miliardi di euro di debiti congelati e qualcosa come 2,5 miliardi di euro di liquidità utilizzati dalle imprese per ridare fiato ai propri investimenti e alla propria gestione corrente.  A rischio infatti, sempre più spesso, ci sono gli stipendi dei dipendenti, oppure il pagamento di imposte o il corretto adempimento di numerosi altri obblighi fiscali che mettono seriamente a rischio la tenuta delle imprese. Prendere atto dunque, forse una volta ogni tanto, dell’attivazione di uno spirito più collaborativo delle banche, è dunque una novità importante, che apre uno spiraglio di speranza per tante imprese all’inizio di un 2013 che promette ancora purtroppo lacrime e sacrifici per tante piccole realtà imprenditoriali. Quella benevolenza finanziaria, che spesso è infatti riservata solo ai grandi gruppi industriali, per una volta volge i suoi benefici effetti verso la rete delle piccole imprese italiane, la vera spina dorsale della nostra economia nazionale. Un gesto di sostegno che sicuramente non potrà che avere effetti positivi sulle migliaia di piccoli imprenditori, magari alle prese con aziende ancora in fase nascente.

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