27feb

Mutui, cosa c’è di nuovo tra banche e politica


Mentre i mercati stanno prendendo le misure a una situazione politica che definire complicata è un eufemismo – con gli spread che già danno segni di inquietudine – per chi vuole comprare casa il rebus è sempre più complicato. Da una  parte, continua la crisi del settore: secondo una ricerca dell’Ufficio Studi Tecnocasa gli italiani pensano meno a comprare casa e preferiscono pagare un affitto mensile. O, forse, vorrebbero acquistare ma i prezzi proibitivi e la difficoltà di ottenere finanziamenti dalle banche frena i loro progetti. 
Qualunque sia la causa, il dato che riguarda le famiglie italiane rispecchia appieno questo trend: nel terzo trimestre del 2012, infatti, sono stati ricevuti finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 5.376,86 milioni di euro. Una cifra che, rispetto allo stesso periodo del 2011 testimonia una contrazione del -48,12% per un controvalore di -4.987,34 mln di euro.

A pesare è anche il costo che le banche applicano sui mutui: le associazioni dei consumatori continuano a denunciare che si tratta di forbici troppo ampie. Il segretario generale di Adiconsum, Paolo Giordano, ha sostenuto qualche giorno fa che “sui prestiti per l’acquisto della casa proprio non ci siamo. Perché gli istituti di credito li erogano in misura sempre più ridotta, cioè per somme che coprono una percentuale sempre più bassa rispetto al valore dell’immobile e con condizioni economiche più onerose che in passato”. Gli istituiti di credito faticano ad elargire i mutui, ma nel momento in cui decidono di farlo hanno un guadagno superiore rispetto a prima perché, spiega Giordano, “tenendo costante lo spread, cioè il differenziale che aggiungono rispetto a quanto loro stesse pagano il denaro”.

Negli ultimi tempi la politica si era impegnata in qualche modo a correggere questo meccanismo per rimettere in moto il settore. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, aveva promesso un tavolo con i banchieri e gli operatori del settore. A questo punto bisognerà vedere cosa intenderà fare il nuovo governo che si formerà con la maggioranza uscita dalle urne domenica e lunedì scorsi.

 

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In questo scenario, e in attesa di vedere come reagiranno i mercati nei prossimi mesi, qualcosa si muove da parte delle banche: alcuni istituti stanno presentando nuovi prodotti che in qualche modo cercano di applicare sconti ai prezzi troppo alti del credito in vigore.

Ing direct, per esempio, per chi stipula un tasso fisso o un fisso rinegoziabile, propone infatti uno sconto diretto di 30 euro sugli interessi della rata mensile, a partire dalla terza, e una riduzione di 30 punti base sullo spread applicato. Inoltre la banca olandese – a chi apre anche un conto corrente –  promette zero spese di istruttoria e perizia, zero spese di apertura e chiusura, zero spese di incasso rata e invio delle comunicazioni al cliente.

Intanto sempre l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, di concerto con 13 associazioni dei consumatori, ha rinnovato per la quinta volta consecutiva il “Piano per le famiglie” che prevede la possibilità di chiedere la sospensione del pagamento delle rate del mutuo qualora il reddito della famiglia diminuisca. Le richieste (da consegnare in banca compilando il modulo apposito che ogni istituto elabora sulla base del fac-simile Abi) vanno presentate entro il 31 marzo e si può chiedere sia una sospensione dei pagamenti sia un allungamento dei tempi.

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Ed è stato rinnovato il Fondo per le giovani coppie che fino ad ora non aveva dato i risultati sperati. Istituito nell’estate 2011 con l’intento di agevolare l’accesso ai mutui prima casa da parte delle giovani coppie appena coniugate e prive delle garanzie abitualmente richieste dagli istituti di credito, non era stato finora implementato a causa di tre fattori: in primo luogo i tassi massimi a cui devono essere sottoscritti i mutui che andranno a beneficiare del fondo sono ormai fuori mercato, in secondo luogo i requisiti reddituali previsti per i richiedenti sono risultati troppo stringenti e in terzo luogo le richieste di garanzie non assicurative da parte delle banche sono apparse eccessive.

Il governo è dunque intervenuto cercando di risolvere questi problemi. In particolare sono stati ripensati i requisiti reddituali richiesti per poter accedere al fondo: il reddito Isee sale da 35.000 a 40.000 euro e non è più necessario che provenga per almeno il 50% da lavoro dipendente e a tempo indeterminato. Infine è stato vietato agli istituti di credito di richiedere garanzie non assicurative ai futuri mutuatari. Il governo ha inoltre aumentato i mq dell’abitazione che può essere acquistata tramite il fondo, che passano da 90 a 95. Tutte misure che in qualche modo dovrebbero dare una mano a chi vuole o sogna di comprare casa.

 

 

 

 

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