06nov

Nuove imprese, se una start-up non fa primavera

 

Il titolo di questa intervista è volutamente polemico. Abbiamo sentito Alberto Onetti, professore di management all’Università dell’Insubria oltre che animatore del blog Silicon Valley del Corriere della Sera, e presidente della fondazione Mind The Bridge. Sul suo blog qualche giorno fa Onetti ha analizzato i dati Unioncamere sulla nascita di nuove imprese giovani negli ultimi mesi, che registrano un vero e proprio boom: delle quasi 300mila imprese nate tra l’inizio dell’anno e la fine di settembre, infatti, oltre 100mila (il 33,9%) ha alla guida uno o più giovani sotto i 35 anni di età. Attenzione a gridare al miracolo, però, ha scritto Onetti, perché se è alto il numero di imprese che nasce, è alta (molto) anche la loro mortalità. Il saldo tra aperture e chiusure di imprese (+13 mila unità) è infatti il più basso della serie degli ultimi dieci anni.

 

Non sarà dunque che siamo di fronte a un “parcheggio per precari“, come ha scritto Onetti, con queste presunte start-up che nascondono in realtà finte partite Iva e esternalizzazioni farlocche? Gli chiediamo di spiegarci meglio la situazione. “Io non voglio assolutamente sminuire né tantomeno demonizzare le start-up nascenti in Italia” dice Onetti a L’Arancia. “Ma attenzione, perché queste nuove imprese sono molto fragili, con un tasso di fallimento dell’80-90 percento. C’è poi il rischio effettivo che si tratti di esternalizzazioni nascoste da parte delle aziende più grandi”.

 

Il problema è più ampio, sostiene Onetti: c’è infatti un dato strutturale che riguarda l’imprenditoria italiana; siamo un paese che non cresce dal 2000. Con un’industria che dopo il boom degli anni Settanta-Ottanta ha smesso di innovare e si è seduta sulle rendite di posizione maturate in quegli anni” dice preoccupato il professore. Anche la solita retorica italiana del “piccolo è bello” nasconde un problema: “Piccola è un’azienda che non è riuscita a crescere”, dice infatti Onetti, “dunque fa poca ricerca e sviluppo, e ha una scala non sufficientemente ampia per competere sui mercati”.

 

Detto questo, per Onetti il fenomeno delle nuove micro-imprese rimane molto interessante; poiché “assistiamo adesso a una nuova ondata di imprenditorialità, il che è comunque un  buon segno, e oltretutto un’imprenditorialità con caratteristiche nuove rispetto al passato. Per esempio, una omogeneità tra nord e sud, senza quel difetto di origine che era il divario storico italiano tra Mezzogiorno arretrato e Nord industriale. Adesso il 39% delle nuove aziende crescono al Sud, per esempio. Infine, la nuova ondata di start-up e piccole imprese rappresenta una fondamentale palestra per nuovi imprenditori”.

 

Per formarli, per aiutarli a diventare “grandi” e a non soccombere, ci sono anche le iniziative di Mind The Bridge, l’associazione nata nel 2007 per aiutare a promuovere le idee innovative italiane presso e tramite la Silicon Valley. Con un occhio al panorama imprenditoriale italiano non solo in chiave di start-up: anzi, sempre più concentrato sull’imprenditoria classica: “ultimamente abbiamo allargato molto il focus” dice Onetti” e “dall’anno prossimo partiremo con dei corsi per imprenditori e manager, e poi con una angel school, cioè una scuola per investitori che vogliono spendersi nel settore delle start-up”.

 

A tale proposito, la Fondazione Mind The Bridge l’8 e 9 novembre presso la sede della Fondazione Corriere della Sera organizza a Milano un evento molto interessante dedicato a come investire nelle start-up. Il Mind the Bridge Venture Camp 2013 quest’anno concentrerà infatti l’attenzione sui temi dell’investimento da parte dei business angel, con crowdfundingacquisizioni, nel corso di una due giorni che vedrà la presenza di ospiti italiani e internazionali di rilievo, da investitori ed angel a manager di grandi imprese.  “Per l’edizione di quest’anno abbiamo deciso di non parlare di start-up” dice Onetti “di cui adesso parlano tutti, ma ci concentriamo sugli investitori, e in particolare sull’angel investment, cioè sui finanziatori di investitori innovativi. Guardiamo al fronte degli imprenditori, che spesso non sanno dove e come investire, spiegando loro perchè (e come) puntare su una start-up può essere un ottimo investimento”.

 

 

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