17dic

Partite Iva: una su cinque è a rischio povertà.

La povertà continua a colpire soprattutto gli autonomi. E’ il record (triste) che viene dalle statistiche della Cgia di Mestre. L’anno scorso un quarto degli autonomi ha visssuto sotto il livello di povertà, ecco cosa dicono i dati: il 24,9 per cento delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha infatti vissuto con una disponibilità economica inferiore a 9.455 euro annui (soglia di povertà totale calcolata dall’Istat).

 

Tra i pensionati e dipendenti, invece, le cifre sono migliori: solo uno su cinque sta sotto la soglia di povertà. Per i primi, infatti, l’incidenza si è attestata al 20,9 per cento, per i secondi al 14,6 per cento.

Ma c’è un ulteriore problema: il trend per le partite Iva continua a peggiorare.

Tra il 2010 e il 2014 i nuclei familiari in cattive condizioni economiche sono infatti aumentati di 1,2 punti percentuali. Per i pensionati la povertà è scesa dell’1 per cento, tra i dipendenti è aumentata dell’1 per cento, mentre tra gli autonomi la povertà è salita del 5,1 per cento.

 

“Purtroppo – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – questi dati dimostrano che la precarietà presente nel mondo del lavoro si concentra soprattutto tra il popolo delle partite Iva. Sia chiaro, la questione non va affrontata ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l’impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovrebbero finanziarseli”. “Quando un lavoratore dipendente perde momentaneamente il posto di lavoro può disporre di diverse misure di sostegno al reddito” continua Zabeo. “E nel caso venga licenziato può contare anche su una indennità di disoccupazione. Un autonomo, invece, non ha alcun paracadute. Una volta chiusa l’attività è costretto a rimettersi in gioco affrontando una serie di sfide per molti versi impossibili. Oggigiorno è difficile trovare un’altra occupazione; l’età spesso non più giovanissima e le difficoltà congiunturali costituiscono un ostacolo insormontabile al reinserimento nel mondo del lavoro”.

La Cgia fa notare che dall’inizio della crisi (2008) al primo semestre di quest’anno, gli autonomi sono diminuiti di quasi 260 mila unità: del 4,8 per cento. La platea dei lavoratori dipendenti, invece, si è ridotta del 2,4 per cento cioè della metà.

 

 

 

 

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