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Patreon, la app per creativi che trova i mecenati 2.0

Per anni si è pensato che Internet avesse ucciso le professioni creative, partendo dalla musica con il modello Spotify, passando per le librerie con Amazon, e finendo al giornalismo con la fine dei quotidiani cartacei.

 

Adesso però la tecnologia potrebbe venire in aiuto di giornalisti senza più giornali che pagano, scrittori impoveriti dalla fine del libro cartaceo, musicisti privi di dischi. Uno degli esempi più interessanti è quello della piattaforma Patreon, messa su quattro anni fa dal musicista Jack Conte, che cercava come molti di noi un modo di sbarcare il lunario e in particolare nel suo caso di monetizzare la sua arte tramite i suoi video.

 

Così nel 2013 ha creato questa start-up che è una sorta di Kickstarter per finanziare progetti, ma la differenza è che i finanziatori sono veri e propri “patroni” e si impegnano a versare una cifra fissa ogni mese (anche bassissima, anche solo un dollaro). In questo modo ai “creatori”, come vengono chiamati, è data la possibilità di lavorare alla propria arte, che sia un disco o un reportage. Per gli investitori-mecenati sono invece previsti premi e riconoscimenti di vario tipo, ovviamente a salire rispetto alla cifra erogata, si va dalla menzione dei credit per un video musicale alla telefonata di ringraziamento dell’autore all’invito a cena. C’è poi anche una funzione chat per far dialogare l’artista col proprio sponsor.

 

Molti progetti sono strampalati e non hanno raccolto neanche un dollaro, altri invece permettono ai loro creatori di vivere bene, come per esempio il caso del giornalista David Rubin che ha creato il suo talk show online e tira su trentamila dollari al mese. La società Patreon, basata a San Francisco, attraverso vari investitori ha raggiunto 47 milioni di dollari di capitale, cinquantamila creatori attivi, un milione di mecenati al mese, che hanno donato in media 150 milioni di dollari nel 2017.

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