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Phi-Drive, dateci un cristallo e faremo girare il mondo

Forse saranno in pochi a sapere cosa diavolo sia la piezoelettricità. Di certo però sull’argomento è informatissimo Nicola Lussorio Cau, giovane ingegnere di origini sarde trasferitosi a Torino, che proprio su questa proprietà fisica di alcuni materiali sta costruendo il proprio successo professionale e imprenditoriale. Cominciamo allora con il dire in maniera molto semplice che la piezoelettricità è la capacità detenuta dai cristalli di alcuni materiali di generare una differenza di potenziale, ossia elettricità, se sottoposti ad una deformazione meccanica. Un effetto però, e questo è fondamentale, reversibile: ossia questi stessi materiali si allungano o si accorciano se soggetti ad una scossa elettrica. Tra l’altro, è possibile anche direzionare questo allungamento, che è bene precisare è dell’ordine di qualche micron, a seconda della posizione in cui la scossa elettrica viene praticata. Il giovane Cau ha pensato bene dunque di sfruttare questa caratteristica di alcuni materiali, per costruire  dei motori che servano a realizzare piccoli spostamenti, dell’ordine proprio di qualche micron ossia di qualche milionesimo di metro, da utilizzare in ambiti industriali di alta precisione.

“La sfida – racconta il giovane imprenditore – è stata quella di trasformare questi spostamenti infinitesimali, di tipo lineare o rotatorio, in movimenti finiti e continui, quindi percettibili anche a occhio nudo”. Insomma, la genialità di questo progetto sta nell’aver convertito in visibile e materialmente utilizzabile qualcosa di estremamente piccolo e finora inservibile a fini industriali.

“Le applicazioni pratiche di questo brevetto – spiega Cau – sono innumerevoli e vanno dall’industria ottica, che li utilizza per l’orientamento delle lenti e nella costruzione di microscopi e macchine fotografiche, alla biomedica che può sfruttare la capacità di questi motori di essere miniaturizzati a bassi costi”. E infatti le dimensioni di questi straordinari oggetti, frutto di un’innovazione tecnologica avanzatissima, vanno da un palmo di mano fino a quelle di un polpastrello.

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Un risultato sorprendente che si deve al certosino lavoro dell’Ing. Cau, dal 2008 ricercatore del Cnr, che a soli 35 anni potrebbe avere tra le mani un brevetto dalle potenzialità inimmaginabili. Il tutto grazie anche alla collaborazione di un compagno di viaggio, Paolo Bonfiglio, progettista meccanico esperto in macchine utensili ad alta precisione, il cui apporto è stato determinante nella definizione dei tre brevetti che attualmente custodiscono i segreti dei motori piezoelettrici. Ora si tratta di rendere commerciale l’idea e inventarsi imprenditori dopo essere stati inventori di tecnologia d’avanguardia. “Proprio in questo mese – annuncia Cau – daremo il via ufficiale alla nostra start up che si chiamerà Phi-Drive, grazie anche al supporto di I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino. Prevediamo un investimento di circa 100mila euro, una metà dei quali siamo riusciti a raggranellarli grazie ad una serie di premi vinti presentando il nostro progetto”. Tra gli altri, nella propria sezione, la Phi-Drive ha trionfato alla start cup di Piemonte e Valle d’Aosta, nonché al Premio nazionale delle start up, svoltosi quest’anno in Puglia. “In realtà per il momento pensiamo ad un’impresa molto leggera, quella che si definisce una smart start up – dice ancora Cau – che si occuperà sostanzialmente di incrementare i brevetti e commercializzare i nostri motori. La realizzazione pratica dei motori avverrà invece presso aziende meccaniche già specializzate in materiali piezoelettrici che ci supporteranno nella costruzione dei nostri prototipi”. Eppure, realizzato un sogno, l’ingegner Cau ne ha già pronto un altro nel cassetto. “In realtà non si tratta neanche di un sogno – dice con grande entusiasmo – ma di una prospettiva già menzionata nel nostro business plan: un giorno vorremmo dotarci di una nostra officina in cui realizzare anche la parte meccanica dei nostri progetti, con montaggio e collaudo. E sono sicuro che ce la faremo”. Proprio la giusta dose di entusiasmo e positività che deve avere un giovane imprenditore.

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