16dic

Piccole, agguerrite, ma guidate da vecchi: sono le imprese familiari italiane

Imprese di famiglia, palla al piede o strumento che tiene a galla il made in Italy? E’ di questi giorni la vendita di uno dei marchi celebri dell’italianità, quella Pininfarina che ha segnato lo stile di tante auto. Ma davvero le aziende familiari sono più malmesse rispetto alle “grandi”?

 

Le risposte sono contenute nella settima edizione dell’Osservatorio AUB sulle aziende familiari, che mostra un dato interessante: le aziende familiari vincono il confronto con le non familiari in termini di crescita, di redditività e di creazione di posti di lavoro.

 

 

Però – c’è un però – le aziende di famiglia italiane non acquistano, e sono guidate da management vecchio. L’Osservatorio monitora tutte le 15.722 aziende con fatturato superiore a 20 milioni di euro, responsabili del 66,5% del valore aggiunto delle imprese italiane attive in industria e servizi e del 33,1% della loro occupazione. Si focalizza poi in maggiore dettaglio sulle 10.231 aziende a controllo familiare, che hanno un fatturato complessivo di 790 miliardi di euro e impiegano 2,3 milioni di lavoratori, 1,5 dei quali in Italia.

 

I dati: nel periodo 2010-2014 le imprese familiari hanno aumentato il numero di dipendenti del 5,3% medio l’anno, contro l’1,2% delle non familiari. Il trend di crescita del fatturato è allineato a quelle non familiari per quanto riguarda le piccole imprese (20-50 milioni di fatturato), ma sostanzialmente maggiore per quelle medio grandi (più di 50 milioni): fatto 100 il fatturato del 2007, quello del 2014 è stato 126,4 per le non familiari e 133,6 per le familiari.

 

In termini di redditività, invece, i risultati migliori delle imprese familiari riguardano tutte le dimensioni: il Roi è del 7,8% contro 6,8% per le medio-grandi e dell’8,6% contro 7,4% per le piccole.

 

 

Ma ecco i dati negativi: t ra il 2000 e il 2014 solo il 6,7% delle aziende familiari ha realizzato almeno un’acquisizione, contro il 9,1% delle non familiari, che rimane comunque un dato molto basso.  Anche gli investimenti diretti all’estero riguardano una minoranza delle imprese, ma in questo caso le aziende familiari (il 29,6% di esse ne ha effettuati) sono più attive di quelle non familiari (21,3%). Infine, i leader vecchi: i manager (amministratori delegati, amministratori unici o presidenti) hanno un’età alta e questo incide sulle performance. Il 22,6% dei leader ha più di 70 anni (e un altro 24,6% supera i 60) e solo il 5,3% meno di 40, con le aziende gestite dai più anziani che registrano un ritorno sul capitale (Roe) inferiore di 0,8-1,2 punti (a seconda della classe dimensionale) rispetto alla media e quelle gestite dai più giovani che hanno un risultato migliore di 1,9-2 punti.

 

 

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