25lug

PMI e gli effetti della crisi, tra perdite e sopravvissuti

L’Osservatorio sulla competitività delle PMI della scuola di direzione aziendale della Bocconi ha pubblicato i risultati della prima analisi sulle piccole e medie imprese, iniziata nel 2007 rilevando i bilanci di 55.709 imprese italiane, che rappresentano il 6,1% delle imprese totali italiane e che producono il 39% del PIL.

Il risultato dello studio non è affatto roseo: circa 405.000 posti di lavoro negli anni sono andati persi, e il 15,9% delle imprese analizzate ha cessato di esistere entro il 2013.

Le difficoltà finanziarie si fanno sentire per il 26,3% delle imprese, mentre prima era solo il 17,1%, e le imprese capaci di ripagare i propri debiti sono diminute dal 26,7% al 21,3%. La crisi ha dato il colpo più forte nel 2009.

Dall’altra parte però ci sono i sopravvissuti, che nonostante la crisi sono riusciti ad avere risultati molto positivi – e due terzi delle aziende che hanno subito una crescita negativa nel 2009 sono riuscite a tornare a una crescita positiva tra il 2011 e il 2012.

La crescita per le “sopravvissute” è di +26% nel giro di 5 anni (tra 2007 e 2012), tra annate peggiori e migliori.

In generale, le PMI a conduzione familiare hanno dimostrato di essere più agili nella ripresa rispetto alle aziende più grandi (sopra i 50 milioni di fatturato), e più la proprietà è concentrata, di solito nelle mani di una persona sola, più l’impresa è stabile – con buona pace per le public company.

Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria sono le regioni con le PMI di maggiore successo.

Le PMI di successo hanno una storia alle spalle che le rende più forti di quelle appena nate, ovvero delle start-up. Per loro ci vuole un po’ di tempo per ingranare.

Parlando dei settori, il made in Italy si dimostra per l’ennesima volta forte nel settore gastronomico, in crescita del +7,7%, mentre la situazione per l’arredo è piuttosto grigia, in fondo alla classifica dei trend di crescita.

Leggi anche: