14apr

Pmi: le italiane le più innovative e “verdi”

Piccole e medie imprese, croce e delizia dell’Italia. Qual è la situazione attuale? I dati che emergono da uno studio della Fondazione Symbola e Cna chiariscono meglio il quadro. Spesso bistrattate, in realtà costituiscono ancora il fulcro della crescita: siamo il secondo paese in Europa, dopo la Germania, per numero di aziende (65.481) che, negli ultimi tre anni, hanno introdotto innovazioni di processo o di prodotto, innalzando il livello qualitativo delle loro attività.

 

E più dell’80% di queste aziende ha meno di 50 addetti: segno incontestabile che, se un ostacolo alla capacità di innovare esiste, non sta nelle dimensioni delle nostre Pmi. Quelle stesse Pmi che guidano la ‘riconversione verde’ dell’occupazione europea: dalla fine del 2014, il 51% delle piccole e medie imprese italiane ha almeno un green job, più del Regno Unito (37%), della Francia (32%) e della Germania (29%). Puntare sulla sostenibilità e sulla qualità ambientale è una scelta strategica che guarda al futuro, che già oggi ci garantisce primati: 341.500 le aziende italiane (il 22% del totale, addirittura il 33% nella manifattura) che dal 2008 hanno investito nella green economy, guadagnando in termini di export (tra le manifatturiere, il 44% di quelle che investono green esportano stabilmente, contro il 24% delle altre) e di innovazione (30% contro 15%). E che potrebbe, domani, condurci ad una nuova leadership. Siamo già i campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese – grazie anche a tante piccole imprese della preparazione al riciclo e delle manifattura di riciclo – ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4).

 

Proprio le Pmi emergono per ciò che sono nella ricerca di Symbola: non un peso di cui liberarsi ma “una delle chiavi di volta del made in Italy”, dice il presidente di Symbola Ermete Realacci, tra le più adatte e versatili a mettere a frutto le virtù che in tanti al mondo ci riconoscono. Le molte imprese artigiane, le micro e piccole aziende italiane contribuiscono per oltre 1/5 (22,1%, 77 miliardi di euro) al valore aggiunto prodotto in Europa dalle imprese della manifattura fino a 50 addetti. Parliamo di quelle filiere territoriali che fanno di Brescia e Bergamo le prime due province manifatturiere d’Europa (per valore assoluto), davanti alla tedesca Wolfsburg, che ospita il cuore della Volkswagen (e seguite, nelle prime 20, da altre 9 province tricolori). Parliamo di quelle Pmi che sono un quarto delle Pmi esportatrici in Europa (più delle tedesche: 14,5%), e rappresentano ben il 90% del totale delle imprese manifatturiere esportatrici nel nostro Paese: lo zoccolo duro, il volano dell’export nazionale, dice sempre Realacci. Insomma, le pmi rimangono al centro del paese, e della sua crescita.

 

 

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