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Quando mancano gli investimenti, arriva l’hi-tech

L’Associazione italiana del private equity e del venture capital ha rilasciato i dati relativi al mercato degli investimenti in Italia, e non va proprio benissimo. Nell’universo start-up, gli investimenti in early stage hanno chiuso il primo semestre con un netto di 28 milioni di euro, il 58,3% in meno rispetto ai primi sei mesi del 2012. Negli ultimi due anni il finanziamento medio si è ridotto drasticamente, dai 2,1 milioni del 2010 agli 800.000 euro del 2012. Cosa significa? Facile, ma non bello: si finanziano molte iniziative ma si spende poco per mandarle avanti.

 

Non è tutto. La European Private Equity e Venture Association ha pubblicato i dati del settore con un report. Risultato? Nel 2012 l’Europa ha investito 36.5 miliardi di euro in capitale di rischio (-19% rispetto all’anno prima) e di questi solo 100 milioni sono andati ad aiutare la fase di early stage di 353 start-up. L’ultimo tassello?

 

Il 60% di queste operazioni avviene prevalentemente nei settori lifescience, ICT/Internet e cleantech. Per tutti gli altri, accedere ai finanziamenti, è ancora più complesso.

 

Tutto male quindi? Non proprio, perché il venture capital in Europa esiste eccome, e proprio sul fronte dell’hi-tech, dove l’universo start-up continua a dimostrare l’energia che l’ha sempre distinto. Le start-up digitali richiedono meno soldi per partire e gli investimenti nell’innovazione sono quelli che spingono di più, così, se da un lato diminuisce il mercato, dall’altro aumentano le operazioni (+18%), a riprova di un trend che, in un settore specifico come quello dell’innovazione tecnologica, vede diminuire il taglio dell’investimento.

 

È in corso un cambiamento profondo nel mercato del venture globale e lo scorso anno sono partiti solo 102 fondi rispetto ai 152 dell’anno precedente.

 

È interessante osservare lo spaccato geografico delle fonti di finanziamento per le start-up. Prime ci sono Francia al 34,5%, e la zona scandinava con un 17,5%, seguite da Germania, 10,7% e Gran Bretagna 10,1%. L’Italia si piazza nel calderone delle ‘Altre nazioni europee’. Insomma da noi, inutile negarlo, investiamo meno, esattamente meno di un terzo della media europea (0,07% del PIL contro il 2,6%).

 

Quest’estate il ministero del Tesoro ha annunciato la disponibilità di 6 miliardi di euro per investimenti in capitale di rischio.

 

Le risorse per rimetterci al passo dei competitor europei ci sono, ma serve dedicare molta più attenzione al settore. Poi certo, si fa sempre un gran parlare del ‘fermento start-up’, e qualcuno crede che il limite di tutto questo discorso sia sempre più vicino, ma la verità è che ogni cosa ha due facce, anche la crisi, e se da una parte ci sono difficoltà e incertezze, dall’altra si intravede l’opportunità per milioni di giovani sottoccupati di investire in se stessi e nelle proprie idee. Non è così semplicistico, certo, ma a volte pensare semplice aiuta, e l’universo hi-tech ne è la prova. Meno costi, più guadagni, il digitale è a portata di tutti, usatelo.

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