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Scaleup, la fase due di una start-up di successo

Nel 2014 gli investimenti in neo-imprese europee sono cresciuti del 17%. Nel primo semestre dell’anno gli accordi firmati sono stati 385, mentre negli ultimi tre mesi i mercati hanno registrato segnali positivi per un totale di 2 miliardi di dollari. Bene no? Sì, ma perché ne parliamo? Perché tutto questo ha interessato (soprattutto) gli accordi superiori ai 30 milioni di dollari, quegli accordi cioè, che consentono alle start-up di diventare scaleup, ovvero start-up in fase 2.

 

Nel dizionario Treccani alla voce ‘scaleup’ si legge che “consente di realizzare un’apparecchiatura o un impianto in piena scala (cioè in scala industriale) in base a una sperimentazione preliminare condotta su un modello di minori dimensioni (cioè in scala pilota o di laboratorio).” Nel mondo start-up, scaleup significa proprio questo, ma anche molto di più, e se applicato ad un modello di business, o meglio, ad un modello in grado di portare una start-up al successo, significa crescita dimensionale e validazione di mercato.

 

Sono almeno un paio d’anni che il circuito internazionale ne parla. È grazie ai processi di scaleup, infatti, che l’energia innovativa dei vari ecosistemi start-up non va dispersa.

 

L’altro ieri Alberto Onetti, Professore di Management e imprenditorialità all’Università dell’Insubria, alla LUISS e a San Francisco, ha riaperto il dibattito, confermando che 1) le scaleup rappresentino il passo successivo nel processo di evoluzione delle start-up, e che 2) l’esistenza delle scaleup discenda strettamente dalla presenza di un solido ecosistema imprenditoriale.

 

Vuoi avere un sistema economico e di mercato di successo? Vuoi avere una popolazione di aziende e start-up floride e in salute? Ottimo, allora è meglio che il contesto in cui vuoi farle operare sia florido e sano, e innovativo, e creativo, e remunerativo, e grande.

 

Ma quando una start-up diventa una scaleup? Facile (più o meno): dopo aver verificato la solidità del proprio business model e aver deciso che è arrivato il momento di intraprendere un (vero) percorso di crescita, significativa ed esponenziale.

 

Questo passaggio non è esattamente immediato, e anzi corrisponde al superamento dell’early stage, o a quella fase che per noi ‘umani’ si potrebbe definire ‘maggiore età’.

 

Una volta che questo ha inizio (e nel caso abbia successo) le aziende che hanno intrapreso questo percorso danno il via a una reazione a catena che coinvolge loro, ma non solo. Crescono le aziende, cresce il business e crescono risorse, progetti e mercati (guardate ad aziende come la Rovio di Angry Birds o Spotify).

 

Il passo non è semplice, soprattutto perché quando sai parla di innovazione e di start-up (e conseguentemente di business e soldi), si parla solo di questo, innovazione e start-up (e soldi), spesso senza considerare i veri ‘come farcela’.

 

Nel circuito internazionale start-up (soprattutto in quello italiano) si tratta di identificare e sviluppare una migliore e definita metodologia di scaleup, qualcosa da cui le aziende possano imparare, con cui possano avere successo (certo) e con cui venga a crearsi un sistema economico di crescita e sviluppo. È il mercato, e se c’è una cosa certa, è che il mercato ha bisogno di essere in grado di sostenere percorsi di sviluppo solidi e rapidi. Poi arriva il successo.

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