24gen

Scendere in campo (con il bambù). E vincere.

Avevamo già parlato di un ritorno all’agricoltura come strategia anticrisi. Ma nel caso dell’Essenza del Bambù si tratta più che altro di un ritorno al futuro. Tre soci, Andrea De Magistris, Thomas Froese e Fabio Chiarla, due anni fa si sono decisi a mettere in piedi un’attività abbastanza consueta, una piantagione di bambù biologica, che per adesso rimane un unicum in Italia. Ad Alba, patria delle nocciole (e della Nutella), i tre amici, due imprenditori agricoli (Andrea e Thomas) e un architetto (Fabio) hanno deciso di puntare sul bambù non solo e non tanto come elemento decorativo ma soprattutto nella sua trasformazione per uso umano, con le qualità che altrove (soprattutto in Germania) sono famose; in campo alimentare, cosmetico, anche curativo. Il progetto ha vinto il premio Oscar Green della Coldiretti dedicato alle aziende agricole più innovative e “verdi” nel 2012 (a proposito, si sono da poco aperte le iscrizioni per l’edizione 2013).

Per esempio, spiega Andrea all’Arancia, “i germogli di bambù freschi per la ristorazione”, che vanno non come uno potrebbe immaginare soprattutto a un’utenza cinese – “per loro sono troppo cari, loro utilizzano soprattutto germogli importati dalla Cina” ma a ristoranti giapponesi o italiani stellati”. Oltre che il prodotto fresco, Andrea, Thomas e Fabio hanno inventato i germogli sott’olio, “sorta di ibridazione tra tradizione italiana (carciofini eccetera) e asiatica (dove però si usa la salamoia). Altra idea: dalla punta tenera del germoglio, molto gustosa, si produce una crema spalmabile realizzata con olio  e succo di limone, perfetta per carni bianche e pesce”. Altra specialità della casa, una tisana senza eccitanti che registra notevole successo. Le foglie, invece, vengono spedite in Germania, dove c’è una lunga tradizione d’utilizzo del bambù in ambito cosmetico.

483502_4980782727912_2039454800_nLa coltivazione del bambù, spiega Andrea, è particolarmente interessante perché richiede scarsa manutenzione (rispetto per esempio a un vigneto), e terreni ben irrigati ma che non necessitano di interventi costanti come ad esempio il mais. Per questo il bambù è una coltivazione a basso impatto ambientale. In regime di biologico, l’azienda di Andrea non utilizza fitofarmaci. Altre dritte: un bambuseto, prima di arrivare a regime, necessita di 4-5 anni di crescita. La gestione però è abbastanza semplice: per mandare avanti la loro azienda, che conta circa 3 ettari di estensione, servono solo due persone che ci lavorino alternativamente.

 

581526_4637380983083_788771972_nMa quale investimento serve per un’azienda del genere? Andrea e i suoi soci hanno potuto contare su terreni già di proprietà, e, dice, stanno investendo una cifra tra i 20 e i 30 mila euro. Se si dovesse partire da zero, comprese attrezzature, un trattore, un laboratorio per la trasformazione dei vegetali, la cifra da mettere in conto “sarebbe sui 100-150 mila” ma molto dipende dalla regione. Ci sono zone in Italia dove i terreni agricoli hanno raggiungo quotazioni ridicolmente basse. Anche per questo innovazioni come quelle di Andrea possono essere interessanti.

A livello societario, Andrea e i suoi soci hanno scelto la società semplice agricola, che non comporta oneri notarili, né un capitale minimo, e oltretutto richiede solo i registri iva vendite e acquisti (con la cosiddetta contabilità semplificata).

 

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