12nov

Smarter working, ci avevi pensato?

Computer portatile, smartphone, tablet, e ancora bluetooth, podcast e conference call, il tutto condito ovviamente con Internet. È questo il menù tecnologico che permette già oggi di rendere il proprio lavoro un’attività flessibile e meno vincolata ad un preciso luogo. È il concetto che sta alla base del cosiddetto smarter working. E sì, perché dopo le automobili e dopo i telefonini, ora anche il lavoro diventa smart, permettendoci di far fronte ai nostri impegni professionali ovunque ci troviamo. È insomma la versione più spinta di quello che una volta veniva definito telelavoro, una opportunità che oggi non si rivolge più solo a lavoratori dipendenti, ma anche a chi intende mettere su un’azienda, soprattutto se di dimensioni ridotte. Le nuove tecnologie sopra elencate permettono infatti di mantenere contatti costanti ed efficienti con tutti i propri collaboratori, come se fossero presenti di persona. Peccato però che nel nostro Paese tali opportunità stentino ancora ad affermarsi. Bisogna infatti fare i conti con un contesto culturale e sociale nel quale il timbro del cartellino in molte realtà è l’unica garanzia per l’imprenditore che il proprio dipendente sia al proprio posto a fare il proprio lavoro. Eppure i vantaggi dello smarter working cominciano in molti casi ad essere fin troppo evidenti, e dunque anche in Italia, seppur lentamente, comincia a farsi strada questa innovativa modalità di lavoro. Soprattutto se si tiene conto di alcuni dati numerici che più di ogni altra cosa testimoniano la bontà del lavorare a distanza e che sono stati calcolati e resi pubblici dalla Plantronics, azienda che opera proprio nel settore dello smarter working.

Innanzitutto si ottengono risparmi di ordine logistico pari a circa il 30%. Lavorare a distanza significa infatti non aver bisogno di uffici, e quindi di conseguenza niente bollette di luce e riscaldamento, per non parlare di arredamenti e pulizie.

Senza contare poi che c’è un risparmio più generale, difficile invece da quantificare, che riguarda i mancati spostamenti dei dipendenti: dal carburante non consumato, al traffico decongestionato fino all’abbattimento delle emissioni di gas nocivi. Altro dato interessante fornito sempre dalla Plantronics è poi quello che riguarda l’assenteismo, il cui valore è stato stimato in discesa addirittura del 60% nel caso di piccole aziende che lavorano in modalità smarter. È immaginabile infatti che un dipendente che lavori da casa e possa avere una gestione più libera del proprio tempo, pur rimanendo sempre costantemente collegato ai propri colleghi, non abbia bisogno di assentarsi, spesso in maniera anche ingiustificata, per far fronte a proprie esigenze personali. Un fattore questo confermato da un altro dato molto significativo: chi opera in modalità smarter working  manifesta una soddisfazione professionale del 20% maggiore rispetto a chi deve recarsi tutti i giorni in ufficio.

Certo, non in tutte le attività la possibilità di comunicare a distanza  in maniera agile ed efficace, permette di sopperire alla mancata presenza di persona. Ma ove ciò è attuabile, e sono ormai tantissime le attività legate soprattutto al settore terziario in cui si può fare, sarebbe anacronistico non immaginare una propria futura attività imprenditoriale che si basi proprio sullo smarter working. E chi più delle nostre giovani generazioni, nate e cresciute con il web e con i telefonini, potrà rendere tutto ciò realtà quotidiana.

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