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Social lending, se il web scavalca la banca

social lending

 

 

È il nuovo fenomeno del prestito. Si chiama social lending, e serve a scambiarsi finanziamenti da privati a privati. A livello globale è una rivoluzione: nel 2012 si stima che in tutto il pianeta siano stati effettuati prestiti tra privati per oltre 1 miliardo di dollari, con previsione di raddoppiare questa cifra nel 2013. Google è recentemente entrata nel capitale di Lending Club, uno dei principali gruppi statunitensi del settore. Ma il social lending ha anche dei risvolti pratici sulle piccole imprese e su chi vorrebbe mettersi in proprio; in Gran Bretagna per esempio il governo ha varato un piano di finanziamenti da 100 milioni di sterline piccole e medie imprese che si trovano in difficoltà a causa del credit crunch (la restrizione del credito che si è verificata dai tempi della crisi).

 

A livello italiano la realtà più importante del social lending si chiama Smartika.it. É stata fondata nel 2007 da Maurizio Sella (solo omonimo dell’ex presidente dell’Abi) e negli ultimi tredici mesi ha erogato 500 prestiti per circa 3 milioni di euro.

“La maggior parte dei prestiti viene chiesta per la ristrutturazione e l’arredo della casa, poi il consolidamento dei debiti, soprattutto il ripianamento delle famigerate carte di credito revolving; e infine, cosa curiosa, per l’estinzione di prestiti coi parenti” dice a L’arancia Carlo Vitali, marketing manager di Smartika.

Il funzionamento del sito è semplice e insieme ingegnoso: si mettono in rete aspiranti creditori (che cercano un rendimento più alto della media per il proprio capitale) e debitori (che cercano prestiti a tassi “umani” e spesso vengono respinti dalle banche). Nel caso di chi cerca un prestito, online si procede a un questionario che valuta il nostro profilo di rischio; se siamo considerati “bancabili”, cioè se abbiamo i requisiti per accedere un prestito, veniamo inseriti in uno dei quattro profili di rischio (A+, A, B o C) a cui corrisponde un tasso più o meno alto. “La durata dei prestiti va dai 24 ai 48 mesi e i tassi partono da un 5-5 e mezzo per cento per un finanziamento di 24 mesi in una classe di merito buona fino all’11 per cento massimo” spiega Vitali.

 

“Tassi che sono comunque molto più bassi di quelli praticati dalle banche” dice a L’arancia il fondatore e amministratore delegato di Smartika Maurizio Sella, questo grazie a costi di intermediazione più bassi e una struttura ridotta all’osso; Smartika occupa solo cinque persone nella sua sede di Milano. Da parte nostra, tratteniamo dallo 0,75% al 2,75% da chi ottiene il prestito (in funzione del livello di rischio e della scadenza del finanziamento) e l’1% annuale dal prestatore”.

È interessante inoltre che il social lending può sostituire il tradizionale canale bancario anche per categorie che oggi ricevono spesso solo porte in faccia dalle banche, come i lavoratori autonomi, i dipendenti a tempo determinato, gli stranieri.

Dall’altra parte della barricata poi ci sono i prestatori: su Smartika si può investire il proprio denaro con un tasso che può arrivare o superare il 10%, cifre oggi inimmaginabili tramite i conti di deposito tradizionali. Inoltre rispetto alla banca tradizionale, chi investe su Smartika sa in quali progetti ha investito, e può tenere d’occhio il loro andamento.

Come chi ha investito in Patamu, una start up romana che si è servita proprio di Smartika per lanciarsi sul mercato. La storia la racconta a L’arancia il suo fondatore, Adriano Bonforti, 31 anni. “Patamu è un sito che permette di tutelare le opere di ingegno attraverso la marcatura temporale, un procedimento informatico con valore legale utilizzabile per dimostrare la paternità di un’opera. Attraverso Patamu è possibile tutelare dal plagio qualsiasi opera artistica o di ingegno: opere musicali, foto, ma anche libri, articoli di giornale o di blog, articoli scientifici e quant’altro”.

Un’idea venuta a Adriano qualche anno fa quando si trattò di registrare la musica del suo gruppo alla Siae, un procedimento particolarmente farraginoso e costoso. “Inoltre la Siae non consente poi di avere un uso libero delle proprie opere” spiega Bonforti. “Per esempio, se volessi dare gratis la mia musica a un famoso regista per un suo film, puntando sul ritorno pubblicitario, non potrei”. Da qui l’idea di una sorta di banca dati che segnali da una parte la paternità delle opere di ingegno, dall’altra che offre la possibilità di utilizzarle come si preferisce. Il funzionamento è semplice. É possibile uploadare sul sito il file .zip contenente l’opera di ingegno e la dichiarazione di paternità dell’opera, e scaricare dal sito la relativa marca temporale in pochi istanti, tutelandosi legalmente rispetto ad eventuali dichiarazioni successive in ordine cronologico, e dunque dal plagio”.

Con la sua Patamu nel 2012 Adriano ha vinto il Fondo per la Creatività promosso dalla Provincia di Roma e dalla Camera di Commercio di Roma, un premio di 25 mila euro che però andava anticipato in buona parte dagli stessi richiedenti.

Di qui l’inizio di un’odissea tra varie banche alla ricerca di un prestito non proibitivo, e cioè “non a condizione di avere già la cifra che chiedevamo, come garanzia” dice Adriano. Dopo vari tentativi andati a vuoto, la scoperta del social lending e di Smartika. “Che ha valutato il nostro progetto imprenditoriale, ha preteso garanzie precise come il mio stipendio da ricercatore e di uno dei miei genitori, e poi in poco tempo i soldi sono arrivati”. Adriano ha ottenuto 10 mila euro per finanziare la sua srl semplificata che è al contempo anche una start up innovativa. Un esempio che potrebbe essere seguito da molti, soprattutto in un momento in cui le banche non sono particolarmente “generose”. Pur tenendo presente che il social lending non è beneficenza e che “a fronte delle molte richieste  che arrivano, solo il 20% passa una prima scrematura, e solo il 6-7% alla fine ottiene il prestito” conclude Carlo Vitali di Smartika.

 

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