22lug

Srls e Srlcr, fine della grande illusione?

La maggior parte delle Srl di nuova generazione è ferma.

Lo certifica la ricerca intitolata “Le nuove tipologie di Srl. Un bilancio ad un anno dalla loro introduzione: luci e ombre”, rilasciata venerdì dall’Associazione sindacale dei notai della Lombardia. Secondo il documento, il 60% delle 12.973 nuove società, tra Srl semplificate e a capitale ridotto, iscritte nel registro delle imprese al 31 maggio 2013, è inattivo. Il 90% delle società costituite ha dichiarato poi di non avere personale.

 

Come è possibile essere arrivati a questo risultato?

 

Vediamo meglio i dati. La distribuzione (dati Infocamere, al 31 maggio 2013) delle nuove Srl risulta in larga misura concentrata nel Meridione: 5.607 nuove imprese pari al 43% del totale. Poi segue il Centro con 3.417 nuove società corrispondenti al 26% del totale. Il resto si divide quasi equamente tra Nordest e Nordovest, con una leggera prevalenza di queste ultime. Le prime 10 province nella graduatoria delle Srls e Srlcr assorbono il 40% circa del totale. Roma, Napoli e Milano ovviamente sono in testa insieme a Latina, Napoli, Salerno, Bari, Caserta, Catania e Cosenza. A livello regionale, in 4 regioni – Lombardia, Lazio e Campania e Sicilia – si concentrano la metà delle nuove Srl registrate.

 

Al di là delle differenze regionali e locali, emerge un dato complessivo: nonostante i dati di rapida crescita del numero di nuove Srl, i dati relativi all’inattività (dati Infocamere, al 31 maggio 2013) raccontano che 6 imprese su 10 non operano ancora sul mercato (il 60% sul totale). Si può pensare allora che molte società siano “scatole vuole” che stentano a partire anche a causa della loro bassa capitalizzazione e della conseguente difficoltà a trovare finanziamenti sul mercato del credito.


Infatti, sempre secondo Infocamere, le società costituite con 1 € di capitale sociale sono il 17% del totale, il 45% delle nuove Srl è stato costituito con meno di 500 € di capitale sociale, il 19% delle società ha un capitale sociale compreso tra i 500 ed i 900 €. Poco più di un quinto ha un capitale sociale oltre 1.000 €.

 

Altro parametro critico relativo alle nuove Srl è costituito dalla dimensione media delle imprese in termini occupazionali.

 

Stando infatti ai dati disponibili più recenti (Infocamere, al 31 marzo 2013), il 90% circa delle imprese registrate non aveva addetti: ossia 9 imprese su 10. Anche in questo caso risulta difficile stabilire se molte nuove società costituite e registrate siano in realtà da considerarsi in larga misura delle “scatole vuote”.

 

Escludendo la classe “zero addetti”, il 5,5% delle imprese ha un addetto e il 3,8 % denuncia un numero di addetti compreso tra 2 e 5. Sono 8 le regioni nelle quali più del 90% delle imprese denunciano zero addetti: Campania e Basilicata con 93,8%; Sicilia con 92,6%; Abruzzo con 92,2%; Puglia e Calabria con 91,8%; e Sardegna con 91%. Solo una al centro: il Lazio con 93,1%.

 Il commercio, soprattutto al dettaglio, e le costruzioni, essenzialmente nelle attività di finitura degli edifici (impiantistica, verniciatura, manutenzione e riparazione) sono i settori di attività maggiormente battuti da queste nuove Srl, che sfiorano il 50% del totale. Seguono le attività nel settore della ristorazione con l’8% – 10% rispettivamente di Srlcr e di Srls e infine le attività di consulenza e professionali come quelle di direzione aziendale, gestionali ed informatiche, con l’11% – 12% per entrambe le forme giuridiche.

 

Insomma, si tratta di numeri che destano qualche preoccupazione.

 

Perché forse le nuove Srl non riescono a centrare il loro obiettivo che al momento della nascita era stato quello di creare occupazione, rilanciare l’economia o attrarre nuovi capitali dall’estero. I notai hanno dato il loro contributo ai giovani tramite l’intervento gratuito: di certo ora le nuove Srl rischiano di trovarsi soffocate da tempi autorizzativi superiori agli standard europei, da fisco e oneri contributivi eccezionalmente alti e da fonti di finanziamento molto ridotte in un momento che anche per le banche è particolarmente difficile. Insomma, nonostante le facilitazioni resta il problema che una “società di capitali”, senza capitali, forse non può andare molto lontano.

 

Leggi anche: