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Start-up, a che punto siamo

Facilitare la nascita di nuove imprese, soprattutto se dedite all’innovazione tecnologica. E’ questo certamente uno degli obiettivi del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Non è un caso dunque che all’interno del recente Decreto sviluppo una parte consistente delle nuove misure siano dedicate proprio al tema delle start-up. L’idea è quella di facilitarne la costituzione e rendere più agevole per queste nuove aziende l’accesso al credito. E ancora, alleggerire per i giovani imprenditori le normative in tema di utilizzo di manodopera e semplificare tutta una serie di procedure burocratiche e amministrative che rendono solitamente un calvario l’avvio di una società commerciale. Per ottenere tutto ciò sono state approvate un gruppo di norme ad hoc che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe stimolare i giovani imprenditori a costituire nuove aziende sotto la denominazione proprio di start-up. Vediamo ora nel dettaglio quali sono i provvedimenti principali che regoleranno la nascita e la vita di queste nuove creature societarie:   

Requisiti. Il decreto stabilisce in maniera precisa quali siano i requisiti in base ai quali una nuova azienda potrà essere definita una start-up. Dovranno quindi essere società la cui maggioranza delle azioni appartiene a persone fisiche, devono essere operative da non più di 48 mesi, devono avere una produzione annua non superiore a 5 milioni e non devono aver mai distribuito utili. Inoltre altre caratteristiche fondamentali sono il fatto che queste aziende non devono nascere da fusioni, scissioni o cessioni, devono investire in ricerca più del 30% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione, oppure impiegare per almeno un terzo della forza lavoro complessiva personale con dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca. Infine le aziende in questione devono essere titolari di almeno un’invenzione industriale o biotecnologica.

Agevolazioni. Alle start up saranno garantite una serie di agevolazioni. Tra le cose più significative il fatto che non dovranno pagare imposta di registro e di bollo. Inoltre sarà loro concesso di posticipare di un esercizio il termine entro il quale, in base al diritto societario, bisogna ricostituire il capitale nel caso le perdite siano pari ad un terzo del capitale sociale.

Finanziamento. Per facilitare la costituzione di un capitale iniziale il decreto permette alle start up di raccogliere il cosiddetto capitale diffuso, tecnicamente detto crowdfunding. Questa attività potrà avvenire attraverso speciali portali online e creando condizioni di accesso gratuito e semplificato alla garanzia sul credito bancario. Agevolazioni in questo campo ci saranno anche sul fronte fiscale: tutti i cittadini che nei prossimi tre anni investiranno in una start-up innovativa potranno detrarre dall’Irpef  il 19% della somma. Unico obbligo quello di restare nella compagine azionaria per almeno due anni.

Lavoro. Anche in questo caso sono state decise una serie di misure che dovrebbero agevolare e rendere più flessibile l’occupazione. Nel concreto le assunzioni con contratto a termine potranno durare fino a 36 mesi, con la possibilità di un ulteriore rinnovo fino a 48 mesi, e non saranno soggette al contributo addizionale dell’1,4% previsto per finanziare l’Aspi, la cosiddetta Assicurazione sociale sull’impiego. Inoltre è stato previsto che alcuni dipendenti possano essere retribuiti anche con stock option, un modo per coinvolgerli direttamente nell’azionariato dell’impresa.

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