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Start-up: apribili on line, opportunità e rischi

In Italia è possibile aprire una start-up online, collegandosi alla piattaforma startup.registroimprese.it, realizzata da Unioncamere e InfoCamere, per compilare e firmare digitalmente l’atto di costituzione “standard” di un’azienda innovativa in forma di società a responsabilità limitata.

 

La novità è degli ultimi giorni e vuole essere ulteriore incentivo per far sì che le start-up aumentino ancora di numero: erano quasi seimila, per l’esattezza 5.943, al 30 giugno scorso.

 

Ma come si procede a livello pratico? Ci si iscriverà online sulla piattaforma creata da Unioncamere e Infocamere, e in automatico si verrà iscritti (provvisoriamente) al registro delle imprese “standard”. Solo una volta che saranno inviati tutti i documenti e saranno stati esaminati dalla Camera di commercio, si passerà al registro “speciale” cui appartengono le startup di diritto (mentre se la società presenta documenti non in regola, si verrà avvisati e si avranno 15 giorni per mettersi in regola).

 

La speranza è che questa misura porti nuova linfa ai micro imprenditori, soprattutto i giovani, ma che essa non comporti rischi: se da un parte la semplificazione fa bene all’impresa, dall’altra abbassare i controlli non è necessariamente una buona idea.

 

Bisogna stare infatti attenti che non arrivi sul mercato una infornata di start-up “a rischio”: costituire una società senza il notaio elimina infatti il controllo di legalità sul contenuto dell’atto. Abolendo la verifica sull’identità e legittimazione delle parti, si potrebbe agevolare la costituzione di società poco trasparenti, capitali misteriosi magari di dubbia provenienza “travestiti” da start-up.

 

Insomma, la nuova procedura agevola le procedure, ma richiede attenzione se mette in crisi la certezza della legge. Le start-up fai da te sembrano però andare contro le leggi antielusione e antiriciclaggio: si pongono inoltre in contrasto con la normativa comunitaria, che prevede per le società o un controllo preventivo, di natura amministrativa o giudiziaria, o la stipula per atto pubblico (notarile) dell’atto costitutivo e delle successive modifiche.

 

Altri problemi potrebbero venire dal periodo di “interregno”, quando a fare i controlli sarà la Camera di Commercio: se la start-up venisse presa prima per buona, ma poi “bocciata”, ci si troverebbe con una società dotata di personalità giuridica, ma priva dei requisiti che ne consentono la costituzione in tale forma semplificata, con conseguente nullità della stessa.

 

Ma è presto per mettere le mani avanti: vedremo nei prossimi mesi come andranno le cose, se ci sarà un aumento delle start-up dopo le nuove norme, e soprattutto se ci sarà un tasso di affidabilità necessario al fare impresa (o se invece la litigiosità e i rischi prevarranno, cosa che non farebbe bene né agli imprenditori, soprattutto i giovani, né al sistema).

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