19apr

Start up e posti di lavoro, un binomio tutto americano

Meno start up? Più posti di lavoro. E viceversa. L’accostamento pare paradossale, ma forse non lo è più di tanto. Almeno secondo i dati del Kauffman Index of Entrepreneurial Activity, il bollettino annuo più preciso sull’apertura di nuove attività imprenditoriali negli Stati Uniti.

 

Nell’ultimo aggiornamento rilasciato due giorni fa, il Kauffman Index mostra come nel 2012 le nuove imprese aperte in Usa sono scese: da 543 mila a 513 mila unità. Per andare nello specifico, nel 2012 il tasso di americani che ha aperto nuove imprese è sceso dallo 0,32 allo 0,3 per cento al mese.

 

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“Probabilmente non è una coincidenza che il numero di nuove imprese create sia sceso nel momento in cui l’economia è migliorata” ha commentato Dane Stangler, responsabile dello studio. “Durante la grande crisi del 2008-2010, quando la disoccupazione era ai massimi, il tasso di creazione di nuove imprese salì a livelli record” continua la studiosa.

L’ipotesi è che vi sia una correlazione tra crisi e creazione di nuove imprese. Una correlazione molto pragmatica: “Probabilmente”, dice la Stangler, “non è una coincidenza: quando l’economia tira, non va solo bene per le grandi imprese ma anche per i cittadini: i disoccupati  cercano e trovano lavoro invece che fondare proprie start up”. E ormai la disoccupazione Usa è ai minimi da quattro anni mentre l’economia si sta lentamente riprendendo.

I numeri americani sono comunque impressionanti se li confrontiamo con quelli italiani: da noi nel 2012 sono nate circa 800-1000 startup. Come scrive Startup Girl in un suo postfacendo due conti, si vede che negli Usa nasce un’impresa ogni 610 residenti (514 mila nuove imprese su 314 milioni di abitanti) mentre da noi il rapporto è di 1 impresa ogni 66.670 cittadini (900 nuove imprese su 60 milioni di abitanti). E insomma, negli Usa si creano 110 volte più imprese che in Italia: oltretutto, da noi salta puree il rapporto disoccupazione-start up: quiinfatti il numero di disoccupati attualmente è al 10,6%, e dovrebbe salire al 12% nell’anno in corso (per non parlare di quella giovanile, che si attesta al 35%).

Con questi tassi, ci si immaginerebbe un trionfo di nuove imprese. Ma si vede che lo strano binomio disoccupazione-start up è prettamente americano.

 

 

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