05nov

Start-up, in Italia è sostantivo maschile

Purtroppo in Italia, la voce “impresa” continua a non fare rima con la parola “donna”. E la situazione è tanto più desolante se si parla poi di giovani imprese, cioè di start-up. A testimoniare, o meglio sarebbe dire confermare, questo annoso gap che ci differenzia da tante altre realtà occidentali, sono stati i dati contenuti nella seconda edizione della Mind the Bridge Survey intitolata appunto  “Startups in Italy: Facts and Trends”. Ebbene uno dei risultati più eclatanti di questa ricerca è che ben l’89% delle start up attive nel nostro Paese è condotto da giovani imprenditori uomini, mentre solo l’11% vede alla guida una donna. Tra le ragioni addotte per spiegare questo fenomeno per cui in Italia le ragazze restano costantemente ai margini dell’attività imprenditoriale, ci sono quelle che fanno riferimento a condizionamenti di carattere sociale e culturale che da sempre nel nostro Paese fanno preferire all’avventura imprenditoriale la ricerca di stabilità.

Nell’occasione è stato però testimoniato anche il fatto che le cose, seppur lentamente, cominciano a cambiare. Soprattutto negli ambiti di ricerca universitaria, sono sempre più le studentesse capaci di affermarsi e di portare avanti propri progetti aziendali. In questo senso purtroppo l’ennesimo dazio da pagare è quello legato però al rapporto, storicamente quasi nullo, tra mondo accademico e realtà imprenditoriale. Anche in questo ambito però sembra esserci stata in questo senso un’evoluzione in questi ultimi anni, e di certo le donne giovani imprenditrici potranno essere le prime a trarne beneficio. Soprattutto se rispetto alla ricerca della stabilità sociale e familiare sopra richiamata, riuscirà a prevalere una cultura imprenditoriale capace di rischiare mettendo sul tappeto idee innovative e vincenti. Per la cronaca, poi, nella ricerca, oltre al dato saliente sulla marcata differenza di genere esistente ancora tra giovani imprenditori, si sottolineano altri dati interessanti. Ad esempio che, in maniera neanche tanto sorprendente, è il Nord dell’Italia ad essere la culla prediletta delle start up: qui sono nate infatti circa il 52% delle attuali giovani realtà imprenditoriali. A seguire c’è il Centro Italia e che contribuisce con il 21% e poi il Sud con il 15%. Dato emblematico anche quello riguardante l’età ideale per dare vita a nuove imprese: il 56% dei fondatori di start up ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni.

Donne, residenti al Nord e con un’età pari a quella appena segnalata: sembra essere dunque questo l’identikit del potenziale giovane imprenditore del futuro. E chissà che anche l’Italia in questo senso non si adegui finalmente agli standard di altri Paesi.

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