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Start-up innovative, la carica dei 1.000

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Siamo quasi a quota mille. Precisamente, 937. È il numero, aggiornato al primo luglio, delle start-up innovative registrate negli appositi registri delle Camere di Commercio. Tra queste, la regione che ha visto nascere più start-up innovative è la Lombardia, con 179 nuove società, seguita da Emilia-Romagna (109) e Veneto (95).

 

Ma i numeri sono probabilmente destinati a crescere dopo che il decreto lavoro varato nei giorni scorsi ha ampliato un po’ la maglia dei requisiti per accedere a questa specifica tipologia di impresa. Si amplia così la possibilità di accedere ai benefici che, come abbiamo scritto in passato, prevedono una serie di esenzioni ai fini della costituzione ed iscrizione dell’impresa nel Registro delle Imprese, agevolazioni fiscali, nonché deroghe al diritto societario e una disciplina particolare nei rapporti di lavoro nell’impresa.

 

Vediamo quali sono i cambiamenti per accedere allo status di start-up innovativa rispetto alla prima formulazione data dal governo Monti.

Viene meno, come prima cosa, il requisito che i soci di maggioranza delle start-up innovative siano persone fisiche; adesso potranno accedere ai benefici di questa categoria anche società interamente partecipate da persone giuridiche.

 

Sul fronte economico, è stata poi abbassata la quota che le start-up devono investire in ricerca e sviluppo: si passa dal 20% al 15% (quota calcolata sulla differenza fra costi e fatturato);

 

sul fronte della forza-lavoro, poi, anche qui i requisiti si fanno più “morbidi”: salta l’obbligo di avere una parte dei dipendenti in possesso di dottorato di ricerca o che siano ricercatori; d’ora in poi basterà che due terzi dei dipendenti siano in possesso di laurea magistrale.

 

Novità importanti, che si sommano a quelle che vi abbiamo raccontato il mese scorso e che riguardano soprattutto la creazione di un fondo di garanzia per facilitare l’accesso al prestito bancario.

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