01apr

Start-up: parla il fondatore di Scooterino, l’Uber su due ruote made in Roma

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“A Roma ci sono cinquecentomila scooter, e quasi sempre viaggiano senza passeggero, solo con il pilota. E i trasporti sono un incubo”.

 

Da questa constatazione nasce Scooterino, la prima community italiana per condividere passaggi in moto. “Ci hanno già soprannominati la Uber su due ruote” dice a L’Arancia Oliver Page, ventidue anni, italo americano, fondatore di questa start-up molto interessante. “In realtà la nostra idea, e il nostro modello di business, sono molto più vicini a quello di Bla Bla Car, il sistema per condividere passaggi in auto. A differenza di Uber, noi mettiamo infatti in collegamento scooteristi che viaggiano da soli con persone che devono fare lo stesso percorso, magari per andare in ufficio, e cercano un passaggio. Ci si iscrive alla nostra community, e un algoritmo mette in relazione il tragitto più comodo tra chi cerca e chi offre un passaggio”.

 

“L’idea mi è venuta considerando che Roma è una delle più belle città del mondo, ma i trasporti sono difficilissimi. I mezzi pubblici come si sa non passano, e si perde un’infinità di tempo a cercare posteggio con le macchine” dice sempre Oliver, che da qualche anno, dopo aver passato l’adolescenza tra Milano, l’Inghilterra, la Silicon Valley e anche la Cina, è stabile a Roma. “Per adesso Scooterino è ancora in fase di sperimentazione beta, non si può ancora scaricare la app ma ci si può iscrivere sul sito. Le mille e più persone che si sono già registrate nei primi sei giorni riceveranno a breve un invito a scaricare la app, partiremo dalle zone della città in cui ci sono più richieste e offerte di passaggi”.

 

Come per Uber, la prima corsa è gratis per chi si iscrive. O almeno per i primi mille. L’idea di Scooterino sembra geniale in una città come Roma. “La gente sta capendo che stiamo risolvendo un problema vero. Come dicono in California, ci sono invenzioni che sono ‘pain reliever’, cioè che attutiscono il dolore, e ‘pain killer’ cioè che il problema lo risolvono. Oliver ha infatti un’esperienza nella Silicon Valley, e Scooterino non è la sua prima start-up. Mentre era ancora al liceo ha messo su Mynutkase, una linea di custodie per tablet innovative, tuttora in commercio, grazie a un sistema di personalizzazione innovativa. “Adesso questa azienda la seguo insieme a mio padre”, dice. Poi c’è un’altra start-up nel settore del software, inventata quando è stato per un periodo in Cina.

 

Ma adesso si concentra sulla nuova creazione. Nei locali di coworking di Luiss Enlabs, l’incubatore di start-up dell’università romana, “un posto che è davvero il cuore dell’innovazione a Roma, dove mi sento veramente a casa”. “Abbiamo avuto un finanziamento da cinquantamila euro da parte dell’Esa, l’agenzia spaziale europea, e poi grazie al Bic del lazio” continua Oliver. “E l’avventura sta andando bene. Abbiamo avuto richieste anche da altre città come Milano, Bologna e Torino, ma preferiamo prima rodare il servizio su Roma”.

 

Però non chiamateli Uber. “Uber è un taxi 2.0, che va benissimo, per carità. Noi siamo sharing economy, è un’altra cosa. Serve soprattutto per migliorare la vivibilità della città, dell’ambiente. Per contribuire a lasciare a casa la macchina. Si parla di piccole cifre di rimborso, uno, due euro, che però moltiplicate per trenta giorni all’anno possono essere utili soprattutto in questi tempi di crisi. A livello societario, Scooterino è una start-up innovativa. Con un volto molto umano. Per iscriversi, gli scooteristi devono venire da noi almeno una volta, li vogliamo vedere in faccia. Perché alla base della sharing economy c’è la fiducia. E poi devono essere naturalmente in regola con assicurazione e tutto”. E infine, curiosamente, “avere almeno ventun anni”. Come mai? “Perché vogliamo che siano guidatori già con esperienza, chi si affiderebbe a un diciottenne?” Parola di ventiduenne.

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