13apr

Start up, per non rifugiarsi nella crisi

Start up e rifugiati: un binomio che a prima vista sembrerebbe paradossale ma che è già realtà. Grazie a “RE-LAB- Start Your Business”, iniziativa realizzata con il contributo dell’Unione Europea, del Ministero dell’Interno e del Consiglio italiano per i Rifugiati, si cerca di mettere in “rete” le conoscenze anche imprenditoriali e le idee innovative di chi per motivi spesso drammatici è stato costretto a lasciare il suo paese d’origine arrivando in Italia.

In questi giorni partono i corsi di formazione a Torino, Milano, Mestre, Trento e Roma. Il progetto è stato presentato a gennaio a Roma ma adesso si entra nel vivo con i corsi che prevedono per un’ottantina di persone formazione specifica come la stesura di business plan e le strategie di accesso al credito.

Importante in questo caso la partecipazione di una realtà come l’associazione Microfinanza.

“L’apporto dell’iniziativa” – ha detto a proposito il presidente di Microfinanza, Giampietro Pizzo – “consente di arrivare concretamente a un progetto d’impresa, e che questo progetto d’impresa possa essere valutato e finanziato, perché le esperienze internazionali dimostrano che ci sono molti casi di successo tra start up che erano considerate non bancabili, cioè non aventi i requisiti per avere normalmente accesso ai crediti finanziari”.

Ma il mondo bancario non rimane estraneo: Unicredit per esempio giocherà la sua partita: proprio ieri l’istituto ha presentato il suo contributo  a RE-LAB con “In-formati”, un sistema di corsi di educazione al credito e alla finanza gratuiti e caratterizzati da contenuti e stile di linguaggio semplice e pratico, che dal, 2011 a oggi ha già formato molti stranieri.

Altri partner dell’operazione sono il Comune di Venezia, Micro Progress Onlus, e l’International Training Centre dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del Lavoro. “L’Ilo mette in campo la sua esperienza maturata in 10 anni di lavoro per il sostegno all’imprenditoria come fattore di crescita, occupazione e riduzione della povertà” ha detto Monica Rossi Rizzi dell’Organizzazione. “Considerate le difficoltà del fare impresa in Italia soprattutto in tempi di crisi economica, è necessario fornire tutti gli strumenti utili per favorire un avvio di impresa concreto e sostenibile”. Anche perché “Il tasso di mortalità delle neo-imprese italiane si attesta intorno al 25-30% nel primo anno di attività”; per contrastare questa tendenza, il supporto di conoscenze e talenti “stranieri” potrebbe portare nuova linfa e sviluppo.

 

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