22giu

Start-up: quelle che “emigrano” raccolgono il 30% in più di capitale

Sempre più start-up europee scelgono di trasferirsi all’estero. O almeno di spostare una parte del proprio business. Lo dice il rapporto Mind The Bridge appena rilasciato, secondo cui il 14% delle scale-up europee (le start-up con almeno 1 milione di dollari di capitale) sceglie di spostare all’estero il proprio quartier generale per crescere.

 

Lo studio, realizzato da  Mind the Bridge con lo studio legale Wilson Sonsini Goodrich & Rosati su 20 startup, mostra che gli Stati Uniti sono la prima destinazione per le scale-up europee (82%). E negli Usa, oltre la metà dei consensi è per la Silicon Valley. Mentre solo il 14% delle scale-up europee decidono di andare in un altro paese del vecchio continente. In questo caso, il Regno Unito rimane la meta principale nonostante la Brexit.

 

Perché le aziende vanno all’estero? In primo luogo per trovare denaro. Le start-up “duali” riescono a raggranellare in media il 30% in più di capitale rispetto a quelle che rimangono nei mercati domestici. Altro dato interessante è che nessuna delle 20 start-up intervistate ha scelto Israele, che pur considerato un mercato importante per l’innovazione “non appare come facilmente accessibile per le start-up europee”. Un pioniere del modello duale è l’italiano Fabrizio Capobianco, che per le sue aziende da tempo ha scelto di tenere ricerca e sviluppo in Italia, e quartier generale in Silicon Valley, come ha spiegato in una intervista a l’Arancia.

Dual Companies average capital raised

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