08giu

Start-up: quella italiana “tiene famiglia”

In Italia la start-up 9 volte su dieci nasce con i soldi di mamma, papà, nonni e zii. A scattare questa fotografia è una ricerca dell’Università di Bologna e di Aster, consorzio della Regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale, presentata in occasione della decima edizione del Research to Business, salone internazionale della ricerca industriale e dell’innovazione.

 

La ricerca condotta dall’Università di Bologna e da Aster, su un centinaio di start-up della regione Emilia-Romagna, rileva che dalla fine del 2013 al 30 aprile scorso le imprese innovative iscritte nell’apposito registro nazionale sono più che raddoppiate: +123%, da 1719 a 3842. L’Emilia Romagna rappresenta il 12,05% del totale nazionale dietro la più grande e popolata Lombardia.Quasi la metà hanno un fatturato fino a 500 mila euro e fino a un massimo di 9 addetti.

 

Nell’88,6% dei casi le risorse finanziarie arrivano da parenti e amici, a cominciare da mamme, papà, nonni e zii. Banche e istituzioni finanziarie intervengono raramente (3%) per finanziarie a medio-lungo termine la nuova impresa. Nel 2,6% delle volte si tratta di un debito bancario ordinario. La partecipazione di aziende industriali non va oltre il 4% così come i finanziamenti da venture capital si limitano ad appena lo 0,4% dei casi.

 

Dall’analisi emerge che le province di Bologna (32,1% e settima provincia italiana) e Modena (27,1%) sono le più prolifiche per nascita di imprese innovative. Reggio Emilia è terza con il 10% del totale regionale. Ferrara quarta con l’8,6%, Forlì-Cesena e Parma quinte ex aequo con il 7,1%. Chiudono Piacenza (4,3%), Ravenna e Rimini ultime appaiate con una quota dell’1,4%.

 

Oltre la metà delle start up emiliano romagnole è attiva in servizi internet (35,5%), comunicazione e new media (27,1%). Un quinto si dedica ad ambiente e territorio, il 18,6% ciascuno a meccanica, design e architettura, il 14,3% nasce nell’alveo del settore agroalimentare, quasi il 13% nell’energia e nell’industria della salute. Una quota dell’11,4%fa riferimento alla microlettronica e alla sensoristica. Con una quota del 10% ciascuno ci sono edilizia, nuovi materiali e nanotecnologie.

 

La ricerca presentata oggi a R2B registra che la forma giuridica prevalente (82,3%) è la società a responsabilità limitata (srl) come nel resto d’Italia. Il 72% degli startupper emiliano-romagnoli hanno un titolo di studio elevato: dalla laurea di secondo livello o vecchio ordinamento al dottorato o master. La quota maggiore di persone impiegate (soci o dipendenti) è dedicata soprattutto alla commercializzazione e in seconda istanza alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. Metà del fatturato è prodotto in Emilia-Romagna, il 10% in Europa e resto del Mondo.

 

Scritto da Redazione il 8 giugno 2015

Tags:
Leggi anche:

nessun tag assegnato