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Start-up, se per una volta l’Italia batte la Germania

A livello internazionale la creazione di nuove imprese rimane ai livelli – bassi – di prima della crisi. ma con qualche sorpresa.

Lo certifica l’Ocse nel suo rapporto uscito negli ultimi giorni intitolato Entrepreneurship at a Glance. L’Organizzazione che raduna i 34 paesi economicamente più sviluppati ha rilasciato una serie di nuovi dati, che riassumono l’andamento delle nuove imprese negli ultimi sette anni, dal 2007 al 2013, cioè il periodo della grande crisi partita con i mutui americani, e poi la depressione che l’ha seguita.

 

Dati che mostrano una situazione molto variegata.

A livello generale, si registra che la crisi ha tolto di mezzo alcuni luoghi comuni, come la paura del fallimento, incoraggiando gli imprenditori a creare nuove imprese. Sempre a livello generale, si nota che la percentuale di nuove imprese create dai giovanissimi (<25 anni) è bassa, intorno al 4%, e che rimane una discriminazione di genere, con le donne imprenditrici che guadagnano il 35% in meno dei maschi.

Sul fronte della nascita di nuove imprese, nei differenti paesi, si scopre qualche novità inattesa.

In alcuni stati membri si notano progressi sul fronte dell’imprenditoria: per esempio Australia e Gran Bretagna mostrano alcuni segnali di ripresa; fatta 100 la media di start-up tendenziale del primo trimestre 2007, data di inizio della grande crisi, l’Australia parte nel 2007 con un dato di 99,59 ma nel primo trimestre 2013 arriva a un numero pari a 116. Anche il Regno Unito vede un sensibile miglioramento: rispetto ai 109,17 del 2007, oggi siamo a quota 124,16. Anche se, spiega l’Ocse – attenzione a non confondere questi dati con le conseguenze della disoccupazione: la maggior parte di queste società sono infatti micro imprese individuali, con un solo dipendente, cioè il proprietario e fondatore; così da sembrare una vera e propria strategia di chi si è ritrovato magari licenziato per la crisi stessa.

 

Il dato peggiore è quello invece della Spagna, che vede la nascita di nuove imprese passare da 108,14 nel primo trimestre 2007 – quindi superiore alla media –  a 62,23 nel quarto trimestre 2012. Una flessione verticale, quasi un dimezzamento.

Gli Stati Uniti vedono invece una situazione sostanzialmente invariata, passando da 100,02 a 97,28 nel secondo trimestre 2012. La Francia è poi il paese che mostra la crescita più sorprendente, quasi raddoppiando in sei anni. Parigi passa da 95,05 a 169,59 nel quarto trimestre 2012: questo, spiega l’Ocse, grazie alle politiche messe in atto dai governi a favore della piccola impresa negli ultimi anni.

E l’Italia? Per una volta non siamo gli ultimi.

L’Italia passa da 102,5 del primo trimestre 2007 (quindi un po’ sopra la media) a 89,62 del secondo trimestre 2012. Una flessione, certo, ma che imprevedibilmente ci pone in condizioni migliori della Germania: la “locomotiva d’Europa” infatti vede un  numero di nuove imprese che nello stesso periodo scende da 101,23 a 88,01. Per una volta, possiamo dire di aver battuto i nostri vicini. Anche se, va detto, i dati tedeschi si fermano a metà 2012, mentre quelli italiani mostrano un ulteriore calo –  a 88,46 e poi 88,01 nei successivi due trimestri: un trend che difficilmente cambierà di segno, perché l’Italia nel frattempo continua a perdere colpi. Ma, per il momento, consoliamoci così.

 

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