09feb

Start-up, singolare maschile. Perché le donne sono ancora così poche.

Start-up al femminile, a che punto siamo?

Da una parte non mancano le occasioni: come nel nuovo bando Smart & Start, che prevede una forte incentivazione se l’impresa è tutta “rosa”, con un mutuo a tasso zero che sale al 70 all’80% nel caso la start-up sia composta solo da donne.

 

Un’altra occasione interessante è quella rappresentata dal Premio Cartier 2015: il Cartier Women’s Initiative Award è la competizione internazionale che coinvolge donne a capo di imprese creative, economicamente sostenibili e socialmente responsabili, in tutti i paesi e i settori. Tra i premi messi a disposizione per le vincitrici del concorso un finanziamento di 20.000 dollari per avviare l’attività imprenditoriale protagonista del progetto. Il gruppo del lusso, in collaborazione con la scuola di impresa Insead e il gruppo della consulenza Mc Kinsey dal 2006 organizza questo premio per rilanciare l’imprenditorialità “rosa”; per essere ammessi occorre che la start-up sia guidata da una donna.

 

Ma accanto a queste interessanti iniziative, i dati mostrano mostrano che nella realtà italiana il numero di start-up al femminile sono ancora poche: le cifre dell’ultimo report trimestrale del Registro delle Imprese mostrano infatti che tra le oltre duemila e seicento startup innovative, le aziende con una compagine societaria a prevalenza femminile (più del 50% della dirigenza) sono 315, il 12% del totale di tutte quelle registrate. Una quota inferiore alla media delle società di capitale italiane a prevalenza femminile, ferme al 15,9% del totale.

 

In teoria, l’ambiente delle start-up dovrebbe registrare una presenza femminile più elevata del resto del mondo dell’impresa. Un ambiente moderno, informale, aperto alla creatività dovrebbe spingere la presenza femminile. Invece i dati mostrano il contrario, come spiega l’associazione Italian Angels for Growth: secondo l’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile di Unioncamere-InfoCamere, le imprenditrici under 35 sono aumentate a un ritmo del 5,8%, contro lo 0,8% di media di tutta l’imprenditoria femminile italiana. E nel mondo dell’economia tradizionale, un imprenditore su quattro ormai è femmina.

 

Un trend che non pare seguire nel mondo start-up. Quali sono le cause? Negli ultimi anni si è molto discusso, ne è sorto un dibattito. Qualcuno ha sostenuto con un ragionamento abbastanza maschilista che mettere su una start-up è un lavoro troppo rischioso per una donna. La realtà dei fatti però è questa: quello delle start-up, non solo in Italia, pare essere ancora un mondo rigorosamente maschile. Qualcosa cambierà? Staremo a vedere.

 

 

 

 

Leggi anche: