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I3P, l’incubatore italiano nella top 25 mondiale. E gli altri?

L’UBI Index è un’agenzia che si occupa di analizzare l’attività degli incubatori di tutto il mondo, e ogni anno pubblica una classifica dei 25 migliori, divisi tra universitari – e affiliati all’università – e non affiliati formalmente a università.

Nella top 25 globale per il 2014 dell’UBI Index c’è un solo italiano: l’I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino.

Di tutti gli incubatori si valutano 3 aspetti principali: il valore per l’ecosistema, ovvero quanto riesce a tenere vivo e attivo il sistema economico e i talenti della sua zona; il valore per il cliente, cioè lo sviluppo delle competenze dei giovani imprenditori e (ovviamente) l’accessibilità ai fondi; l’attrattività dell’offerta dell’incubatore, sia per quello che si fa durante il periodo di formazione sia dopo.

L’incubatore torinese si è aggiudicato il 15esimo posto nella classifica mondiale, e il quinto nella classifica europea.

Nato nel 1999 all’interno del Politecnico, finora ha avviato 161 start-up innovative, e ogni anno riceve circa 300 idee imprenditoriali.

Ma il modello dell’incubatore quanto è efficace nella realtà italiana?

Lo stesso UBI Index aveva pubblicato un survey sulla situazione europea, registrando che in Germania nel 2012 il 47% dei progetti presentati diventavano imprese, la media europea si attestava sul 10,6%, e l’Italia si trovava sotto la media con un 9% (che però hanno una percentuale di sopravvivenza del 92%, un dato positivo c’è). Eppure abbiamo 4 volte gli incubatori della Germania.
 
Già altri hanno sostenuto che l’incubazione è utile fino a un certo punto, e che dovrebbe essere messo l’accento sulla accelerazione (come sostiene Andrea Granelli su Wired), perché il sistema degli incubatori frammenta le cifre da poter investire sulle singole start-up rendendole poco competitive (come spiega Davide Dattoli di Talent Garden a La Stampa). Sembra che la tendenza molto italiana ad essere “tutti allenatori” ci sia anche nell’ambito delle start-up.

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