19nov

Storie di start-up/ Jiffi, in bus senza più biglietto (cartaceo)

Signori, a bordo, si parte. Salire sull’autobus senza pagare – fisicamente – il biglietto ma pagando tramite una app installata sul proprio telefono. E’ questa l’idea, semplice ma geniale, di Jiffi, start-up estone presentata in questi giorni allo Smart City Expo di Barcellona, il più importante appuntamento internazionale per la gestione delle città.

 

Jiffi è la prima app al mondo a gestire completamente la bigliettazione urbana virtuale” dice all’Arancia il ceo, Andres Birnbaum. Jiffi provvede a una soluzione al 100% sicura ed efficiente della bigliettazione” dice Birnbaum “grazie a dei sensori a basso consumo Ble – Bluetooth Low Energie, e una tecnologia di microrilevamento, il sistema capisce in automatico chi entra e chi esce dal bus o dal treno”. Rispetto ad altre tecnologie, per esempio quelle Rfid, il sistema Bluetooth a basso consumo è molto più economico” continua Birnbaum.

 

“Per i passeggeri, poi, Jiffi migliora notevolmente l’esperienza dell’utilizzo quotidiano del mezzo; il biglietto viene infatti acquistato e convalidato soltanto se il passeggero sale realmente sul veicolo, e solo così si attiva il pagamento automatico. Si guadagna poi del tempo, si riducono le file all’entrata del mezzo, non dovendo esserci più alcuna sosta vicino all’obliteratore del biglietto” continua il giovane manager dallo Smart City Expo di Barcellona.

 

Anche sul fronte delle aziende dei trasporti i vantaggi sono molteplici: “intanto la prevenzione delle frodi, perché se il cliente sale e non ha il biglietto si innesca un meccanismo di allarme”. “Inoltre” dice Birnbaum “viene resa impossibile l’opzione molto frequente della timbratura ‘last minute’, cioè tenendo il biglietto a portata di mano nel caso venga avvistato un controllore”, dice sempre l’amministratore delegato di Jiffi . Ma per le municipalizzate i vantaggi sono ulteriori: registrando – in completo anonimato, naturalmente – i movimenti dei passeggeri, dentro e fuori i mezzi pubblici, le aziende e in definitiva i Comuni e gli enti pubblici “sono in grado di immagazzinare una quantità eccezionale di dati sugli spostamenti, le preferenze, i comportamenti degli utenti, dati che possono servire a migliorare la qualità di vita nelle città”.

Leggi anche: