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Storie di start-up: Orange Fiber si racconta

Realizzare dalle bucce degli agrumi un tessuto ecosostenibile e iper tecnologico, in grado di rilasciare vitamine sulla pelle. Questa l’idea alla base di Orange Fiber, una delle start-up più interessanti sorte in Italia negli ultimi anni. L’Arancia ne parla con Adriana Santanocito, Ceo e co-founder di Orange Fiber.

 

Adriana è stata una degli ospiti allo Spritz con l’Arancia a Milano, appuntamento per i giovani che vogliono fare impresa.

 

Adriana, intanto grazie per partecipare al nostro aperitivo. Raccontaci come è nata questa idea e come è cominciata la vostra avventura.
Nel 2011 completavo il mio percorso di studi a Milano, all’Istituto AFOL Moda, specializzandomi sui temi del tessile sostenibile e sui materiali e tecnologie innovative. Conoscevo bene l’esigenza del comparto moda di reperire nuovi materiali e mi aveva colpito la difficol-tà degli agrumi della mia terra ad entrare nel mercato. È così che dalla voglia di innovare la tradizione tessile italiana e fare qualcosa per la mia terra, in modo del tutto spontaneo, mi sono chiesta se non si potessero utilizzare le bucce degli agrumi per produrre tessuti per la moda. Ho proposto quest’idea nella mia tesi e la professoressa che mi seguiva ha deciso di darmi l’opportunità di parlarne ad una professoressa di chimica dei materiali del Politecnico di Milano, così ho avuto modo di provare la fattibilità dell’idea. Qualche tempo dopo ho proposto ad Enrica (Arena, ndr, l’altra fondatrice) di sviluppare insieme il progetto e così è nato Orange Fiber, il primo tessuto sostenibile e vitaminico dagli scarti degli agrumi.

Che percorsi avevate alle spalle?
Enrica è specializzata in comunicazione e cooperazione internazionale, ed io in Fashion & Textile designer. Dopo alcune esperienze lavorative nei nostri rispettivi ambiti di interesse, le nostre strade si sono incrociate sul tema della sostenibilità ed è così che abbiamo deci-so di lanciarci nell’incredibile avventura di Orange Fiber. Attraverso l’apertura del capitale sociale, la società è passata da 2 a 5 soci, a noi si sono aggiunti Antonio Perdichizzi, Francesco Virlinzi e Corrado Blandini. Il team di Orange Fiber comprende anche tre collaboratori: Roberto Merighi, Chimico In-dustriale, Moreno Petrulli, Ingegnere di processo tessile, Stefano Milani, financial and ma-nagement advisor.

L’idea di lavorare sugli scarti ha anche una valenza etica?
Assolutamente si. La moda è un veicolo per esprimere se stessi che a sua volta è capace di influenzare i gusti e le scelte delle persone. Noi crediamo che accendere i riflettori sul tema della valorizzazione dei sottoprodotti, sugli agrumi siciliani, sul Made in Italy e più in generale sulla catena produttiva della moda possa avere un forte impatto sociale. Con il nostro progetto per la trasformazione del sottoprodotto agrumicolo, intendiamo con-tribuire a risolvere il problema dello smaltimento e offrire una soluzione che generi valore per la nostra terra e più in generale per il sistema moda italiano.
Negli ultimi anni, l’industria della moda sta vivendo profonde trasformazioni e sempre di più la strada della sostenibilità è preferita dai consumatori, sempre più attenti alla qualità e alla tutela della salute e dell’ambiente. Dal recupero e la trasformazione del pastazzo d’agrumi alla filiera produttiva, Orange Fiber è il nostro impegno per una moda più green ed eticamente corretta.

Chi vi ha aiutato nel vostro percorso imprenditoriale?
Trasformare un’idea in un’azienda è un obiettivo molto ambizioso che richiede impegno e sacrificio costante. In questi anni fortunatamente, noi non siamo mai state sole ad affronta-re le molte sfide che realizzare un progetto ambizioso comporta. Con il Politecnico di Milano abbiamo condotto lo studio di fattibilità dal quale è nato il no-stro brevetto, poi abbiamo partecipato e vinto Changemakers for Expo, iniziativa promos-sa da Telecom con Expo2015 con il sostegno dell’incubatore milanese Make a cube, volto a premiare le migliori idee sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale che potessero avere uno sbocco pratico nel contesto dell’Expo, e una menzione speciale da parte dell’acceleratore Working Capital di Catania, che, riavvicinandoci finalmente alla nostra terra di origine, ci ha permesso di conoscere alcuni trasformatori siciliani di agrumi, che si sono interessati alla nostra idea. Nel frattempo, abbiamo beneficiato di diversi percorsi di incubazione come Alimenta2Talent di Comune di Milano e Parco Tecnologico Padano, Unicredit StartLab e l’accelerazione su misura dell’associazione 3040.
La svolta è arrivata lo scorso anno, con l’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e l’incubazione e il finanziamento di Trentino Sviluppo, che ci offre strutture, servizi e consu-lenze che rendono la vita molto più facile a chi è alle prime armi con un’avventura impren-ditoriale. Grazie al supporto ricevuto, siamo arrivate al prototipo, presentato in anteprima il 16 set-tembre scorso all’Expo Gate di Milano nella giornata della Vogue Fashion Night Out: il primo tessuto Orange Fiber, ottenuto unendo l’esclusivo filato di acetato da agrumi alla se-ta, in due varianti: raso tinta unita e pizzo, insieme a due varianti di filato di colore giallo e arancio.

Come si arriva dagli scarti d’arancia al vostro tessuto?
Dal pastazzo d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione in-dustriale di succo di agrumi, viene estratta la cellulosa da agrumi che poi viene filata e tessuta. Secondo dati aggiornati, in Italia ogni anno si producono circa 1 milione di tonnel-late di pastazzo, un rifiuto ingombrante, insomma, che finora ha rappresentato un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi elevati ed imprevedibili costi di smaltimento. Il nostro progetto sfrutta le potenzialità del pastazzo d’agrumi e ne fa una ri-sorsa economica. Grazie al progetto di ricerca “Uso sostenibile dei sottoprodotti prove-nienti dalla lavorazione industriale degli agrumi”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, metteremo a punto a livello semi-industriale tecniche sostenibili di estrazione della cellulosa da agrumi per la produzione di filati e tessuti sostenibili.

In cosa consiste la sostenibilità di Orange Fiber?
Orange Fiber è un materiale ecosostenibile perché prodotto dal recupero di un materiale che altrimenti andrebbe smaltito, non rivale al consumo alimentare e nella sua trasforma-zione – attraverso processi semindustriali sostenibili – in un nuovo materiale per il comparto manifatturiero.
Il capo prodotto con tessuto Orange Fiber, inoltre, una volta messo, usato e fatto il suo corso utile, attraverso un apposito processo di compostaggio, è capace di degradarsi in modo assolutamente ecologico senza sprechi e senza sensi di colpa nei confronti dell’ambiente.

Che consigli dareste a dei giovani che volessero mettersi in proprio (non solo con una start-up iper tecnologica come la vostra)?
A tutti i giovani che sognano di mettersi in proprio, diciamo di non avere paura e di lanciarsi. Gli ostacoli non mancheranno, come è naturale, ma se l’idea imprenditoriale è buona e la si persegue con entusiasmo ed autocritica, prima o poi il successo arriverà.

Fare innovazione sostenibile in Italia: quali le difficoltà principali, ma anche gli incoraggiamenti più significativi?
Il paradosso di fare innovazione sostenibile nel nostro paese è che da un lato c’è un gran-de interesse sui temi dell’innovazione e dell’imprenditorialità, dall’altro è come se mancas-se l’accompagnamento economico tra la fase di ricerca di base e la realizzazione effettiva del progetto imprenditoriale. Per i progetti di matrice industriale come il nostro, che neces-sitano di lunghi periodi di ricerca applicata e di un percorso di scale up industriale, passa-no diversi anni prima di poter portare il prodotto sul mercato e diventare aziende economi-camente sostenibili. Il problema è come assicurarsi – in questo periodo di ricerca – capitali e competenze affinché il prodotto o il processo su cui si lavora vadano avanti.
La nostra esperienza ci ha insegnato che, anche riuscendo ad ottenere un mix tra agevo-lazioni statali, capitale di rischio di Business Angels e supporto da acceleratori e incubatori per la fase di start, e quindi di prototipazione, spesso è seguita da una fase di consolida-mento non adeguatamente supportata da fondi e agevolazioni. La buona notizia è che le cose stanno cambiando e la legislazione, così come le risorse disponibili, stanno veloce-mente adeguandosi ai bisogni delle nuove aziende.

Quali sono le vostre prospettive/aspettative per l’immediato futuro?
Attualmente grazie al contributo del bando di finanziamento Smart&Start stiamo lavorando alla creazione del nostro impianto pilota in Sicilia. I prossimi passi sono iniziare la produzione industriale del nostro tessuto e vendere i nostri prodotti entro il 2016.

 

 

Scritto da Redazione il 10 novembre 2015

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