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Superpartes, la “bottega” bresciana delle start-up

Un incubatore di start up esclusivamente dedicate alla tecnologia mobile ma con lo spirito della “bottega”.

È questa la caratteristica di Superpartes, società fondata nel 2009 da Marino Piotti, Gianfausto Ferrari e Fulvio Primatesta. I tre, già creatori nel 1994 di Onion, una delle prime società in Italia a occuparsi di Internet, venduta a inizio 2009 al gruppo francese Alten, oggi operano nell’ecosistema bresciano delle start up che ha già dato segni di notevole vitalità, come per esempio Talent Garden, di cui lo stesso Ferrari è presidente.

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All’Arancia Marino Piotti, co-founder di Superpartes e responsabile Ricerca e Sviluppo della società, spiega che l’idea del suo incubatore è quella di “sperimentare nuove soluzioni, attrarre nuove idee, spesso b2b oriented, e sviluppatori, e garantire il team tecnico delle start up che nascono al suo interno e non”. Insomma, una “bottega di start up”, tra l’altro in una bellissima cornice, una villa storica alle porte di Brescia, con un occhio di riguardo per la creazione di applicazioni cloud, web e mobili. I clienti sono tutti nomi di primo piano come Auchan, Moleskine, Brico, H-art, Unicredit, H3G, Acer, Vodafone, Intel, Intesa-Sanpaolo, Dolomiti Superski, H-farm Ventures.

 

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Le start up nate sotto il cappello di Superpartes sono tutte interessanti: RetApps, spiega Piotti, progetta soluzioni innovative basate su smartphone per il mercato retail, e grande distribuzione a partire dal self scanning e mobile payment. Ha acquisito clienti fin dall’inizio (Auchan, Coop, Conad, Tigross, eccetera); ed è ora in fase di fund raising.

Jeco, nata nel 2011, prevede soluzioni per la creazione e distribuzione su smartphone di guide turistiche e di valorizzazione dei territorio in realtà aumentata, Nin, nata nel 2012, gestisce applicazioni social per famiglie con bambini come Nincircle, app per gestire il tempo libero di mamme indaffarate; CheckApp, sorta nel 2012, progetta soluzioni innovative basate su smartphone in ambito medicale, per il controllo di parametri vitali (ma anche un test utile per provarsi il livello di alcool prima di mettersi alla guida, una sorta di “palloncino” personale che legge l’iride); oppure ancora Cappery (2012) che progetta applicazioni per il mobile come il portafogli digitale per iPhone e iMac di Wolla.

Insomma, una bottega che accompagna la nascita di start up “con l’obiettivo di verificarne il valore a livello locale e poi farle scalare a livello globale. Lavoriamo tutti i giorni con te per un periodo di 9 – 24 mesi, sviluppando insieme l’idea di partenza, migliorando il suo business model, cercando potenziali clienti, sviluppando il team, disegnando il prodotto, sviluppando software, poi cerchiamo insieme il primo round di investimenti per far crescere ed espandere la start up”, conclude Piotti. Tutto questo con un occhio alla sostenibilità finanziaria dei progetti, grazie ad una lunga esperienza nel settore, e a una “esposizione pari a zero nei confronti delle banche”. Che di questi tempi non è male.

 

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