02feb

Tasse, un 2013 che non dimenticheremo facilmente

Tra le difficoltà più grandi che deve affrontare un giovane imprenditore in Italia c’è sicuramente quella della pressione fiscale che, per molte aziende del nostro Paese, sta diventando sempre più un vero e proprio cappio al collo. Non a caso proprio il tema delle tasse è uno degli argomenti centrali della campagna elettorale che stiamo vivendo, con partiti e coalizioni tutte impegnate a presentare ognuna la propria ricetta per ridurre appunto il carico del fisco. D’altronde è noto a tutti che da questa diminuzione delle imposte passa una delle strade principali per il rilancio del nostro sistema produttivo. Eppure le premesse, inutile nasconderselo, non sono delle migliori. A fronte infatti di un 2012 che, soprattutto per le piccole imprese è stato a dir poco devastante, si prospetta un 2013 altrettanto fosco, proprio sotto il profilo della pressione fiscale. La conferma arriva da uno studio dell’associazione Prometeia, specializzata proprio nelle previsioni sull’andamento dell’economia italiana.

Ebbene, nel 2013, la pressione fiscale dovrebbe raggiungere livelli record, toccando il 45% del Pil. Le cause principali vanno cercate nelle imposte indirette, tra cui soprattutto l’Iva.

La sua incidenza è stata aumentata anche dall’ultima legge di stabilità, quella che una volta si chiamava Finanziaria, e che appunto stabilisce i paletti economici del futuro del Paese. E a poco serve il dato consolatorio secondo cui nell’ultimo trimestre del 2013 dovrebbero esserci i primi timidi segnali di ripresa che, sempre secondo Prometeia, sarà comunque molto lenta, anche a causa del debito pubblico che affligge l’Italia. Una consolazione, come si diceva, irrisoria, se si pensa che come elemento conseguente al carico fiscale e a quello della mancata ripresa in tempi più rapidi, dovremo fare i conti infatti anche con un tasso di disoccupazione che inevitabilmente resterà, secondo le stime, sopra il 12% fino alla prima metà del 2014.

Le tasse, e in particolare ancora l’Iva, incideranno in maniera pesante anche sui consumi delle famiglie. Anzi, è proprio il circolo vizioso che si innesca con il crollo dei consumi e con la conseguente necessità da parte delle imprese di contrarre la propria produzione, che si giunge al risultato di un’occupazione che diventa sempre più difficile. Unica via di fuga per molte imprese sarà guardare all’estero. Dai mercati internazionali, soprattutto quelli che già ora dimostrano una certa effervescenza, come l’Estremo Oriente e l’America, potrà infatti venire quel surplus di domanda che potrà far quadrare i conti a molte imprese. Se dunque il panorama economico non è dei migliori, a un giovane imprenditore non si può che raccomandare di provare comunque a lanciarsi nella propria avventura imprenditoriale, tenendo però ben presente il valore fondamentale che nella sua attività dovranno avere i mercati esteri. Il tutto nella speranza che davvero questo 2013 sia l’ultimo anno di una crisi epocale che finalmente saremo in grado di lasciarci alle spalle.

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