21dic

Tasse, un 2012 da dimenticare per le piccole aziende

Quello che sta per terminare è stato, da un punto di vista fiscale, un 2012 pesantissimo per tutti, ma in particolare per le piccole imprese. E fare i conti con la pressione tributaria del nostro Paese è un esercizio necessario, soprattutto per tutti i giovani imprenditori che già si trovano alla guida di una piccola azienda, oppure intendono aprirne presto una. Ebbene, è inutile negarlo, in Italia il peso dell’erario si fa sentire con grande forza, un elemento che è stato ancora più evidente proprio in questo 2012. A testimoniarlo, sul fronte della piccola impresa, ci sono i dati raccolti da un sondaggio realizzato per conto della Confartigianato, dal quale emerge una fotografia impietosa circa la pressione fiscale subita soprattutto dalle piccole realtà imprenditoriali.

Per il 74% delle imprese, pari a 1.067.214 aziende, negli ultimi 12 mesi la pressione fiscale è cresciuta infatti in media del 22,6%.

La percentuale nazionale del 74% di imprese che dichiarano un aumento delle tasse viene addirittura superata nei casi delle imprese con dipendenti (79%), in quelle localizzate nel Nord Ovest (83%) e nel Mezzogiorno (80%) e nelle aziende impegnate nel settore dei servizi alla persona (80%). E le conseguenze di queste esose richieste del fisco sono ovviamente  anch’esse pesanti. Il 33% degli imprenditori infatti è stato costretto a ritardare il pagamento dei propri fornitori, mentre il 29% ha dovuto rinunciare a fare investimenti in azienda. Il 26% delle imprese poi è stato costretto a ritardare il pagamento di alcune imposte e addirittura 40.000 imprenditori non potranno pagare le imposte per mancanza di liquidità. Effetti negativi ci sono stati poi sull’occupazione: il 16% delle imprese ha rinunciato ad assumere personale e il 14% ha dovuto licenziare i dipendenti o ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ma c’è di più, perché spesso chi ha voluto fare fronte regolarmente ai propri impegni tributari ha dovuto rivolgersi alle banche. Il 58% degli intervistati infatti, pari a 615.000 aziende, è ricorsa a prestiti bancari. Ma ad opprimere i piccoli imprenditori italiani non è solo la quantità di tasse ma anche la complessità per pagarle. Il sondaggio di Confartigianato rileva infatti che, in quest’ultimo anno, per il 57% degli imprenditori sono aumentati anche gli adempimenti burocratici in campo fiscale. Si tratta dunque di numeri emblematici, con cui non devono fare i conti, come accennato, solo i giovani imprenditori che intendono con realismo provare a dare vita ad una propria attività economica, ma anche i futuri politici che presto, dopo le prossime elezioni, prenderanno in mano la guida del Paese. Ridare fiato alle piccole imprese infatti, sarà una delle strade obbligate per rilanciare il nostro sviluppo economico.

 

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