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Tecnologica, giovane, sostenibile. È l’agricoltura italiana 2.0

Tecnologica, giovane, sostenibile. È l’agricoltura italiana 2.0, o almeno quella che vorrebbe esserlo, secondo un’indagine condotta da Wired e Ibm Italia, in collaborazione con Coldiretti Giovani Impresa.

 

La ricerca intende misurare il tasso di innovazione del settore, mappando l’uso delle soluzioni tecnologiche applicate all’agricoltura. In particolare emerge che su 429 imprese italiane iscritte alla Confederazione, ha potuto constatare che quelli che noi oggi chiamiamo agricoltori 2.0, hanno un alto grado di scolarizzazione e provengono da altri mondi; si tratta, in effetti, di giovani e donne con una spiccata propensione verso il progresso e l’innovazione, a prescindere da quello che la loro azienda produce o dal fatturato.

 

Dal sondaggio emerge poi che l’80% delle aziende intervistate riconosce nella tecnologia lo strumento più utile per ridurre i costi e rendere efficienti produzione e distribuzione, aiutare la tutela dell’ambiente. Nello specifico: il 75% si è interessato ai big data, ai droni, ai sensori e alla genomica; il 30% ne ha a piano l’utilizzo; il 10% li ha già applicati.

 

E ancora: il 93% è consapevole dell’importanza di investire in marketing e comunicazione, anche se solo il 7% ha sinora realizzato investimenti in tal senso, così come in formazione e competenze specializzate. Altra area di potenziale crescita è, come già fatto notare, l’e-commerce, perché a fronte di un 73% presente su web e social solo il 28% delle aziende agricole dispone di una piattaforma per il commercio elettronico.

 

Limitata è anche la propensione all’export e all’internazionalizzazione: il 98% ha come mercato di riferimento l’Italia seppur il 35% guardi già all’Europa. Infine una sorpresa: l’84% del campione è a conoscenza di – e guarda con favore a – i vantaggi dei droni.

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