17giu

Tutti dicono start-up

Ormai è una mania, o una moda, o diciamocelo, forse, un’ammissione di realtà: la verità è che tutti parlano di start-up. La parola si è diffusa negli ultimi anni, soprattutto dal 2011, e da quel momento non ha più smesso. Ecco (più o meno) quanto emerge dalla ricerca L’evoluzione del termine start-up sulla stampa, presentata a Milano durante il Disruption Day. Tutto questo è successo sull’onda lunga di termini come innovazione e digitale, apparsi un po’ ovunque a partire dalla metà degli anni Novanta.

 

Secondo l’analisi, incrociando i termini start-up, startupper e incubatore, la loro frequenza dal 2005 a oggi è aumentata tantissimo: 992 articoli nel 2005, 4100 stimati entro fine 2014.

 

E quando si parla di innovazione, si parla anche di persone, e tra le più citate negli anni ci sono (ovviamente) Zuckerberg, Jobs e Mayer. Poi ci sono i politici, come Obama (al secondo posto assoluto dopo Zuckerberg) e gli italiani Berlusconi, Monti, Passera, Maroni e Renzi. Importanti anche i riferimenti al mondo finanziario, da Piazza Affari, Wall Street e Nasdaq, a Intesa Sanpaolo, Carige, UniCredit e Banca d’Italia. Oltre alle banche, ci sono poi aziende italiane come Telecom Italia, Enel e Fiat.

 

Poi, sempre legati all’universo start-up, ci sono tutti gli altri concetti, come giovane, idea, innovazione, internet, rete, web, sito, online, tecnologia, app, software, smartphone e mobile.

 

Fra i luoghi che vengono citati più spesso c’è naturalmente l’Italia, accanto alla Silicon Valley e a paesi come il Regno Unito, la Cina, Francia e Spagna. Fra le città, spiccano quelle del nord: Milano, Brescia, Torino, Bologna e Bergamo e la capitale, Roma.

 

Classifiche a parte, la ricerca fornisce l’occasione per capire quali siano i concetti comunemente associati all’innovazione, e alle aziende che la perseguono. “Quando Google è protagonista – scrivono gli autori – che cosa raccontano i giornali?” Principalmente che “Google lancia, fa, usa, annuncia, paga, compra, diventa, crea, offre, presenta, dà, decide, acquista…”. Tutte azioni che indicano dinamicità e decisionismo, e che forse affascinano gli altri per contrasto (tipo noi).

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