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U-Start Conference: le start-up del mondo, a Milano

Due giorni fa a Milano, è successo che le start-up di mezzo mondo si sono riunite per fare il punto della situazione su innovazione, mercati e possibilità. Diciannove i progetti presentati, U-Start, la società di scouting di progetti innovativi, la protagonista dell’evento, poi tutto il resto: imprese, Paesi emergenti, investitori internazionali, giovani e innovatori.

 

Perché? Perché non sono solo sempre i soliti ad occuparsi di innovazione, ma anche gli altri. La novità della U-Start Conference è la generalità dei presenti. Non più solo italiani, e nemmeno europei, o americani, ma soprattutto emergenti, i protagonisti dell’innovazione dei Paesi in via di sviluppo

 

Perché “Il talento è ovunque”, così ha commentato Stefano Guidotti, Ceo di U-Start.

 

Lo sguardo è tutto sul potenziale, non solo in Europa, ma anche (e soprattutto) in Africa e in Sud America. Tantissimi i presenti, soprattutto investitori in ambito seed ed early stage, venture capital europei e statunitensi, e start-up.

 

Quattro le start-up brasiliane: Zero Paper, sviluppatrice di un software che aiuta le microimprese a gestire con semplicità le questioni finanziarie, Intoo, una piattaforma che aiuta le Pmi a trovare credito presso le banche, e NearBytes, un sistema che attraverso i suoni permette agli smartphone di comunicare in prossimità con altri dispositivi e di abilitare servizi come i pagamenti, i giochi, le promozioni, l’apertura e la chiusura di porte e contenitori. Per finire, è la volta di Love Mondays, un Linkedin verdeoro per connettere dipendenti e datori di lavoro.

 

Poi è il turno delle sudafricane: CapeRay, che ha sviluppato un sistema che mira a rivoluzionare lo screening per la diagnosi del tumore al seno, Mellowcabs, che progetta minitaxi ecosostenibili, wiGroup che agevola le transazioni tramite cellulare, Over, un’app per aggiungere testi e icone alle foto, e SteadiDrone, che realizza droni per usi civili.

 

L’attenzione è tutta per i trend di investimento. Cosa vogliono gli investitori? “Quelle che si basano sui dati e sono affidabili, ostinate, ambiziose e appassionate”, dicono  Andrea Di Camillo di P101 Ventures, Fausto Boni di 360 Capital Partners, Jimmy Fussing Nielsen della danese Sunstone Capital e l’argentino Guimar Vaca Sittic di Fabrice Grinda Investments.

 

In Italia, ha continuato Di Camillo, i settori su cui verranno convogliate molte risorse sono “l’ecommerce e l’immobiliare: per il primo gli spazi di crescita sono ancora molto ampi, mentre per il real estate c’è molto spazio per le soluzioni hi tech”.

 

Paesi emergenti, ok, ma nella due giorni c’è stato anche il tempo di parlare dell’Italia.  Presenti infatti anche quelli di Fubles, Smart-I, Smartitaly e altre ancora. Tra i tanti nomi anche quello di Mattia Corbetta, della Segreteria Tecnica del ministero dello Sviluppo economico. Sono sue le parole in ‘difesa’ del sistema Italia. Secondo lui l’ecosistema italiano è in crescita, e l’Italia può attrarre investitori esteri, anche in virtù delle agevolazioni fiscali previste per venture capital e business angel.

 

“La nuova politica pro-startup ha fatto nascere oltre 2.300 nuove imprese. L’Italia sta diventando un posto ideale per le start-up innovative”.

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