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Barcheyacht, tutti i record della start-up innovativa che ti porta in crociera

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Italiani, un popolo di santi, poeti, e soprattutto navigatori. Il successo della start-up innovativa Barcheyacht lo dimostra: sono partiti solo un anno fa, in due soci (più una piccola partecipazione di Area Science Park, parco tecnologico a capitale pubblico di Trieste) e ora Barcheyacht è già un punto di riferimento per chi si affaccia al mondo della vacanza in barca per la prima volta.

 

Barcheyacht, semplificando, è una specie di Uber dei mari. Fa incontrare chi cerca una vacanza marina con chi offre un posto su barche di ogni dimensione. “O meglio, un Air Bnb dei mari” dice a L’Arancia Nicola Davanzo, 28 anni, uno dei due soci insieme a Marco Vascotto (30 anni); entrambi triestini, che a fine 2013 hanno lasciato i loro lavori nel campo della comunicazione (Nicola lavorava per Luna Rossa, Marco per Nestlè Professional) per seguire la comune passione per il mare.

Il modello di business è semplice: Barcheyacht mette in contatto un network di charter, agenzie e privati, che offrono posti per crociere le più disparate, con chi vuole provare (spesso per la prima volta) una vacanza in barca. Barcheyacht guadagna con una fee – dell’8 per cento – relativa alla promozione dell’annuncio.

 

“L’offerta è assai variegata” – dice sempre Nicola: “si va dalle crociere classiche, per esempio alle Eolie, a quelle di lusso, a quelle per disabili, con barche attrezzate; a crociere ecologiche in convenzione col Wwf, a crociere esclusivamente gay”. “Fino a un sottomarino in Honduras per chi è alla ricerca di una vacanza veramente alternativa”. “Il tutto con costi più bassi di quello che ci si aspetterebbe: in media un giorno di crociera, costa intorno ai 70 euro. Meno di molti alberghi”. La clientela media si aggira sui 35-40 anni, con prevalenza soprattutto di clienti tra Milano e Roma. Sul sito ci sono 2.500 offerte, e da qualche mese è online anche la versione inglese. Ci sono partnership con portali globali come Lastminute.com, Dove Club e altre in arrivo.

Ma la start-up di Nicola e Marco ha anche un altro primato. È la prima in assoluto, infatti, ad aver usufruito del fondo di garanzia per le start-up.

Frutto del lavoro del ministero dello Sviluppo Economico e in particolare del capo della segreteria tecnica Stefano Firpo, da settembre è operativo e permette un accesso facilitato al credito bancario per le imprese innovative. Uno strumento che – dati degli ultimi giorni – ha riscontrato dalla sua entrata in vigore un grande successo: sono state presentate infatti 122 domande, tutte accolte, con un ammontare totale di 55 milioni di euro.

 

Barcheyacht è stata la prima start-up innovativa a usufruirne in Italia. Chiediamo a Nicola di spiegarci esattamente come funziona questo strumento. “E’ molto più veloce e facile di quanto pensassimo” risponde Nicola. “L’abbiamo scoperto online, siamo andati sul sito, abbiamo trovato la procedura da seguire, ci siamo rivolti a uno degli istituti convenzionati, l’Unicredit di Trieste, la nostra città. Tutto questo senza conoscere nessuno in banca, senza nemmeno avere un conto corrente lì; e nemmeno ora lo abbiamo”. In poco più di tre giorni la banca ha portato a termine la delibera attivando Mediocredito centrale che poi fisicamente rilascia la garanzia.

 

E’ importante sottolineare, dice Nicola, che tutta la procedura di garanzia è gratuita: anche se prevede un grado di investimento da parte dello stesso soggetto richiedente. “La garanzia è dell’80% dell’investimento richiesto, nel nostro caso di 150 mila euro. Il restante 20% lo devi mettere tu, e secondo me è una scelta di responsabilità, perché se vuoi che qualcuno investa su di te, devi essere pronto anche tu a scommettere sulla tua impresa” dice sempre Nicola.

 

“L’idea di scegliere la garanzia statale è venuta intorno a Natale scorso” continua. “Alla fine, a marzo abbiamo avuto l’erogazione dei fondi. La velocità è stato un dato fondamentale nella nostra scelta, perché volevamo essere pronti a sfruttare in pieno la stagione estiva, che come è ovvio è fondamentale per la nostra impresa”. Tutto rose e fiori, dunque? “No di certo”, conclude Nicola: “il consiglio che do a chi intende rivolgersi al Fondo di garanzia è di avere veramente le carte in regola, un business plan ben fatto, non solo le solite slide. E di chiedere la cifra che serve, senza esagerare, senza sogni di gloria. Sapendo che, anche con la garanzia pubblica, quei soldi alla fine andranno pur sempre restituiti”.

 

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