17dic

Facce da Mangatar, ecco la start up più innovativa d’Italia

Laureati presso l’Università di Salerno, con un’età media di 30 anni e con una passione smodata per l’innovation technology. E’ questo l’identikit dei cinque fondatori di Mangatar srl, la start up campana che quest’anno si è aggiudicata il primo posto assoluto nella classifica stilata per il Premio nazionale dell’innovazione. Un trofeo che certifica la straordinaria capacità di questi giovani imprenditori di unire idee innovative a un progetto aziendale capace di stare da solo sulle proprie gambe. Come dire, il sogno di migliaia di giovani potenziali imprenditori che si fa realtà, pur tra mille ostacoli e difficoltà. A raccontare i primi passi di un’avventura che siamo sicuri sarà lunga e di successo, è Raffaele Gaito, 28 anni, uno dei cinque fondatori di Mangatar. “Ci siamo conosciuti all’Università – esordisce Gaito – e subito è stato chiaro per noi che non avevamo nessuna intenzione di trascorrere gli anni post-laurea tra stage mal pagati e senza nessuna prospettiva di crescita”. E’ così che fin da subito, conclusi gli studi, i cinque ragazzi salernitani decidono di impegnarsi in una prima esperienza imprenditoriale che li vede coinvolti nella progettazione di nuove App, un fronte particolarmente promettente. “Ci siamo però subito resi conto – continua Gaito – che tutto si risolveva in un continuo rincorrere clienti per farsi pagare. Una prospettiva davvero poco allettante”.

Ecco che allora tra le tante idee messe in cantiere e lasciate in un cassetto si concretizza quella di un gioco di carte online ambientato nel mondo dei fumetti giapponesi: nasce Mangatar. “Il gioco è in Rete da maggio di quest’anno – spiega Gaito – è già abbiamo raccolto più di 40mila iscritti. Un ottimo risultato per noi, se si pensa che siamo ancora in una fase cosiddetta beta, cioè non del tutto definitiva, e la nostra notorietà è stata finora solo frutto del passaparola

Tra l’altro per l’inizio del 2013 sarà lanciata online la nuova versione del gioco che si chiamerà Dengen Chronicles. Fin qui tutte le rose di un’esperienza che però non può che presentare anche spine, alcune delle quali purtroppo note ai tanti che in questo Paese provano a fare impresa. “Abbiamo dovuto affrontare grandi difficoltà di carattere burocratico e amministrativo – attacca Gaito -. Basti pensare, un esempio su tutti, ai tre, dico tre mesi di attesa, per ottenere l’iscrizione presso la Camera di commercio di Napoli. Insomma, il sistema Paese pare proprio non essere pronto ad accogliere le start up: ci sono idee innovative, team volenterosi, ma una macchina amministrativa che proprio non supporta questi sforzi”. E non è certo andata meglio sul fronte del sostegno economico. “Andare a bussare alle porte delle banche è inutile – sottolinea amaramente Gaito – perché ti ridono in faccia e ti dicono che loro i soldi li danno solo a chi già ce li ha, e non certo ad una start up. Scarso successo ha avuto poi la ricerca di incentivi pubblici: bisogna fare i conti con procedure lunghissime che, se va bene, si concludono anche dopo un anno, mentre a noi i fondi servivano subito per iniziare l’attività”. Non rimane allora che mettere sul tavolo i propri risparmi, come hanno fatto i cinque fondatori di Mangatar e sperare, come fortunatamente accaduto a loro, di ottenere il sostegno di un investitore privato. E’ così che da marzo del 2012 ha visto al luce la Mangatar srl, un’azienda il cui futuro è ora legato sì alle capacità innovative dei cinque fondatori, ma anche a come il nostro Sistema Paese sarà in grado di sostenere il mondo delle start up. “In questo senso – conclude con ottimismo Gaito – vedo dei grandi passi avanti nell’ultimo decreto sviluppo appena approvato in Parlamento: per la prima volta, grazie al ministro Passera, si parla apertamente di start up e dei loro problemi, e se si riuscirà a rendere concrete anche solo alcune delle cose previste da quel provvedimento, ci saranno di certo nuovo opportunità per molti giovani imprenditori”.

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